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Rovetta
Cenni storici
Rovetta e S.Lorenzo: descrizione fisica del territorio
Rovetta e S.Lorenzo si trovano in una bellissima posizione
geografica
in un territorio che si estende dalle propaggini della Presolana fino
all'estremo
Sud dell'altopiano di Clusone, per circa 24 km. quadrati pari a 36308
pertiche
bergamasche (anticamente il territorio era composto per la maggior parte da
pascoli, boschi e prati).
Rovetta è alta circa 700 mt. slm e le montagne che la circondano
sono
di varia altezza: a Nord ci sono il monte Blum 1302 mt. e il monte
Parè
alto 1642 mt.; a Nord-Est la Presolana alta 2521 mt.; a Est il monte Pora
alto
1876 mt. e il monte Falecchio alto 902 mt.; a Sud c'è la catena del
Pizzo
Formico la cui vetta più alta raggiunge i 1637 mt.; ad Ovest non ci
sono
monti che delimitano la pianura in quanto questa catena prosegue e termina a
Ponte Nossa.
Il monte Falecchio e la catena del Pizzo Formico sono privi di monti
intermediari
in quanto a Valle c'è il passaggio del fiume Borlezza. La pianura
è
chiamata Agro (AGHER) ed in fondo a questa è situata la frazione dal
nome S.Lorenzo. Da uno studio che ha effettuato il Prof. Rocco Zambelli
risulta
che tutta questa zona si estendeva da Castione della Presolana fino a Clusone
e Lovere, era sommersa dalle acque del mare, gradualmente si elevò e
il movimento definitivo risultò circa venti milioni di anni fa',
mettendo
a nudo la roccia di costituzione dolomitica.
I torrenti anticamente avevano corsi diversi, il Serio, ad esempio, passava
per la Cantoniera della Presolana ed allagava tutto il territorio da Castione
a Clusone. Gradualmente la situazione si modificò, il Serio
cambiò
percorso ma un altro torrente che confluiva verso Sovere cominciò man
mano a erodere il terreno, in questo modo nacque l'attuale Valle Borlezza in
cui il torrente ad un certo punto scaverà nel corso di milioni di anni
il letto sottoterra e troverà sfogo alle spalle di Castro. Due milioni
di anni fa' la Valle Borlezza era fatta nelle sue linee essenziali, e il
torrente
continuando a trasportare materiale addolcì i contorni. Questo
materiale
che col passare del tempo si saldò, costituì un tipo di marmo
molto pregiato che venne poi utilizzato per la costruzione degli altari delle
chiese in zona. Ci furono anche delle glaciazioni, alle quali la Val Borlezza
resistette, ma esse influirono poi sulla conformazione della roccia della
catena
del Formico, in quanto il continuo gelarsi e sgelarsi delle acquee ha avuto
come risultato la friabilità della roccia.
La casa dei contadini
La casa dei contadini si articolava principalmente su tre piani. A piano
terra
c'erano le stalle e la cucina, al primo piano le camere da letto e all'ultimo
il solaio. La cucina serviva come luogo per la fabbricazione dei formaggi,
salami,
ecc., oltre che al suo compito specifico. Il solaio era diviso in due parti,
una di queste era destinata alla raccolta del fieno e l'altra alla raccolta
delle granaglie ed altre provviste. La casa generalmente aveva un porticato
in pietra e nel solaio era fissata la ruota che serviva al trasporto del
fieno
in solaio.
Attorno al complesso della casa c'erano altre stalle che circondavano il
cortile.
Lungo questo cortile era possibile vedere delle gabbie con i conigli e spesso
capitava di vedere girare le galline e i gatti. La casa dei contadini
è
ancora immutata e spesso in cortile si può vedere un trattore invece
di un carretto, segno che il cavallo è quasi scomparso ed è
stato
sostituito da macchine più all'avanguardia. Il paese ha subito
numerose
trasformazioni e le case antiche rimaste intatte sono poche, le altre che
sono
state abbattute vengono ricostruite nello stesso stile; talvolta capita di
vedere
degli affreschi che decoravano i muri raffiguranti la Madonna e i Santi.
I Fantoni
Cenni storici sui Fantoni intagliatori, scultori, architetti.
La famiglia Fantoni ha dimorato continuamente in via Andrea Fantoni dal
secolo
XIV° e forse da prima ad oggi ed ivi ha pure svolto la sua
attività
artigianale ed artistica nota dal 1450 al 1817. Nel secolo 14° si hanno
le prime notizie scritte di Fantonus, De Fantonibus, nel 17° secolo in
Fantonis
e nel 18° secolo in Fantoni. La pronuncia dialettale locale è
Fantù.
Al cognome nel medioevo si accompagnava spesso un soprannome personale o di
famiglia o di gruppi di famiglia. Se ne contano una ventina tutti datati e
fra
questi il soprannome Berdegnaga, è l'unico rimasto in uso sino al
secolo
18°. L'albero genealogico, per quanto noto, inizia con un Pagano,
probabilmente
nato intorno al 1270 e prosegue con cinque generazioni dalle quali i
capostipiti
sono Alberto, Andrea, Zanni, Betino, Giovanni. Non si hanno notizie delle
loro
attività. Seguono altre otto generazioni con inizio da Betulino, nato
intorno al 1385 seguito dai capostipiti Tonoli, Zenino, Giovanni, Grazioso,
Donato chiamato Magistro, Adriano, Donato. La tradizione attribuisce a
Bertulino
come "intaiador" e "faber lignaminis" le formelle lignee
del fonte battesimale di Rovetta. Nel secolo 16° si hanno notizie di
Giacomo,
Giovanni e Venturino Fantoni scultori in marmo a Venezia in mezzo ad altri
Rovettesi
colà emigrati abitanti in contrada S.Barnaba, fra i quali anche un
Andrea
orefice e suo fratello Rosciano. Dai Fantoni di Rovetta si stacca un ramo
della
Val Camonica poco noto e, nel 1416, il ramo di Salò del Garda ove il
Dottore Gerolamo il 4 Febbraio 1576 fonda la "Commissaria Fantoni"
che distribuisce borse agli studenti universitari poveri dei comuni della
Riviera
di Salò, opera di beneficenza, questa, tutt'ora efficiente ed intorno
al 1450 si stacca il Ramo stabilito a Bedizzole (Brescia). Al secondo gruppo
di otto generazioni segue un gruppo così composto:
- Grazioso senior 1630-1693
- Donato 1662-1724 e fratelli, fra i quali Andrea, rimasto celibe
1659-1734,
giudicato il migliore dei Fantoni
- Grazioso junior 1713-1793 e cugini
- Donato Andrea 1764-1817 e cugini
gruppo che ha lavorato continuamente ed intensamente per tutto l'arco di
tempo
dal 1650 ca. al 1817, quindi ha lavorato negli stili: barocco, settecentesco,
rococò e neoclassico. Si ha notizia che parallelamente a questo gruppo
di generazioni, nei secoli 17° e 18°, un Pietro ed un Carlo Fantoni,
lombardi, hanno lavorato a L'Aquila e a Sulmona in qualità di
architetti
e progettisti o capimastri. Si hanno notizie di scultori Fantoni anche nella
Liguria ed a Salò del Garda.
Tutte le opere fantoniane sia di soggetto sacro che profano, sia di legno
che di marmo o di avorio, e sono migliaia distribuite in preponderanza nelle
chiese e nelle case della Bergamasca e della Bresciana e presenti in parecchi
musei, quali: museo Tadini di Lovere,museo S.Andrea di Clusone, accademia
Carrara
di Bergamo, museo Poldi Pezzoli di Milano, nel museo di Modena, nella
Cà
d'Oro a Venezia, nei musei vaticani, in Russia, forse all'Hermitage di
SanPietroburgo,
sono uscite dalla casa Fantoni in continuità negli anni dal 1650 ca.
al 1817 e sono opere del sopraccitato gruppo di generazioni. A Donato Andrea
epigone in arte della famiglia, segue il figlio Luigi (1789-1876) che fu
avvocato,
bibliofilo, raccoglitore d'arte, scrittore, stampatore, tipico "Clericus
Vagans" del suo tempo, spirito aperto, originale ed indipendente; non
per
nulla nacque il giorno della presa della Bastiglia e fu per più volte
e per parecchio tempo in giro per l'Europa. Per suo interessamento furono
raccolti
ancora numerosi disegni, fra i quali il Quarenghi, e fra i libri l'autografo
dell'opera di S.Tommaso d'Aquino "Summae Contra Gentiles" e
autografi
di Severino Boezio, ora nella biblioteca vaticana. Luigi si distinse come
stampatore
in quanto installò in casa Fantoni una tipografia nella quale
stampò
nel 1820 una Divina Commedia da un codice inedito della Biblioteca Nazionale
di Parigi ed altre opere scientifiche e varie e fra queste nel 1859 una
"Memoria
sopra gli spettacoli, i giochi, i divertimenti" che concorse al premio
dell'I:R: Istituto lombardo di Scienze, Lettere ed Arti, istituito il 10
maggio
1854. In questo opuscolo Luigi Fantoni nel 1859, trentatré anni prima
del francese Pierre de Coubertin, lanciò e sostenne l'idea di
"..rifare
le gare atletiche come al tempo dei greci..", cioè le moderne
Olimpiadi.
La casa Fantoni a Rovetta, in felice posizione fin'ora ricca di verde pur con
tutte le trasformazioni e le sovrapposizioni apportate nei secoli in
dipendenza
dello sviluppo dell'attività artigianale ed artistica è rimasta
strettamente legata ed intimamente connessa alla sede abitativa della
famiglia
raggiungendo una posizione preminente nell'ambito degli insediamenti paesani
circostanti.
Il museo Fantoni
Nella casa Fantoni si conservano da secoli pergamene, libri e registri
antichi,
corrispondenza, memorie, contratti, disegni, bozzetti e modelli di legno e di
creta nonché semilavorati ed alcune opere di legno o di marmo ed i
ritratti
ad olio degli antenati. Particolarmente interessanti i bozzetti ai modelli di
creta o di legno perché modelli di prima ispirazione per l'esecuzione
di opere e molto assortiti come tipologia dall'elemento decorativo, al
particolare
architettonico, alla statuaria.
La Fondazione Fantonum de Rascarolo.
La fondazione è un ente giuridico di diritto privato che ha per scopo
educativo-culturale in campo artistico di conservare nella casa Fantoni in
Rovetta
le collezioni di interesse artistico, architettonico e storico assegnate dal
fondatore per renderle sempre più note ed accesi bili agli studiosi ed
al pubblico, e di accrescere tali collezioni mediante i redditi dei beni
donati
dal fondatore, nonché con i mezzi derivati dai lasciti, donazioni ed
elargizioni da parte di enti e privati. La Fondazione è stata
istituita
dal dott. Giuseppe Fantoni il 14 Novembre 1968 quale ultimo capostipite
primogenito
della famiglia.
Arturo Tosi
Originario di Busto Arsizio, natovi nel 1871, divenne bergamasco di adozione
sposando la contessa Beatrice Alborghetti di Bergamo. Fu allora che
cominciò
a conoscere la nostra terra. A Rovetta acquistò una vecchia casa con
giardino in Via Fantoni; l'ingresso, con i calchi e i disegni che ornavano le
pareti in penombra, era il saluto che dava la casa del pittore al visitatore.
Oltre alla galleria si profilava un piccolo giardino con siepi ed aiuole,
avente
per sfondo i monti Falecchio e Pizzo Formico che compongono le sue
ispirazioni.
Questo ambiente ha influito sull'animo dell'artista, la cui pittura
immediata,
fresca e semplice non ha riferimenti con nessuno. D'atra parte egli non ebbe
mai propensione per le teorie artistiche che frapponevano schemi fra la sua
sensibilità e il mondo naturale dei suoi quadri. L'unica volta che
scrisse
sulla pittura fu nel 1931 per la quadriennale di Roma. Lo fece per affermare
che dipingeva per "cercare un aderenza più intima al sentimento
agreste della natura e al suo amore per la terra". Inizialmente si
accostò
alla pittura del Ranzoni dalle luci soffuse e malinconiche. Poi, incrociando
le idee di Fornara, Cavalli e Monticelli, Tosi usò una pittura
tumulosa,
a pennellate grasse, con un'irruenza che non si riscontra in quel periodo,
cioè
fra il 1895 e il 1905 in altri pittori italiani. In un certo senso potremmo
dire che fu questa la sua polemica contro la pittura troppo fedele al vero,
che finiva col tarpare le emozioni e la fantasia. Negli anni in cui esplose
il Futurismo, Tosi dipinse pochissimo, mentre disegnò molto a
pastello.
Attraversata la scarna traccia del lapis e del carboncino, Tosi giunge poi a
disciplinare quella sua foga, a ripulire il suo colore, a capire che la luce
è anche trasparenza e non solo fulgore. Il lavoro che egli fece con i
colori dei suoi paesaggi montani e marini tra cui scorci di Rovetta e del
Lago
d'Iseo, contribuì a renderlo uno dei maggiori e più sinceri
artisti
lombardi di cui l'Italia può vantarsi.
Il sentimento religioso dei Rovettesi
Una caratteristica importante, che riguarda i rovettesi e il popolo
bergamasco
in generale è il forte attaccamento alla religione cattolica, che ha
fatto in modo che nel territorio bergamasco si costruissero oltre alle chiese
parrocchiali, numerosi conventi e santuari dedicati alla Madonna, a vari
santi,
a Gesù ecc. Le cappelle erano poste talvolta sui confini dei Comuni,
Oratori e qualche Monastero oltre ad altri vari tipi di edifici religiosi.
Tutto
ciò ha portato come conseguenza l'accentramento di buona parte del
patrimonio
artistico del territorio bergamasco (in particolare a Rovetta) nelle chiese,
infatti accanto ad opere di pregevole valore storico-artistico di alcuni dei
più grandi artisti italiani ci sono opere di artisti minori ed
artigiani.
Nella Valle Seriana ci sono ad esempio nelle varie chiese opere di GB:Moroni,
Antonio e Francesco Guardi, G.B.Tiepolo e del Tintoretto, accanto ad opere di
artisti quali il Ceresa, il Cifrondi, il Cignaroli, il Querena e tantissimi
altri. Questi oggetti sono giunti in misura molto piccola in quanto nel corso
dei secoli le chiese sono state oggetto di furti (più o meno
legalizzati),
incendi ecc., avvenuti nel corso dei secoli fino ad oggi. Nella Valle Seriana
inoltre ci sono circa una ventina di Santuari Mariani di cui alcuni molto
conosciuti
e meta di pellegrinaggi, in queste chiese esiste un patrimonio di
inestimabile
valore di carattere religioso, sociale e storico: gli ex-voto oltre al
normale
coredo ed arredo per il culto. Acanto ai Santuari e alle chiese parrocchiali
ci sono delle cappelle poste sui confini dei comuni e che la popolazione
locale
edificava sia per fornire un luogo di sosta in cui il passante potesse
raccogliersi
in un momento di preghiera e, fattore importante, perché il Signore,
la Madonna ed i Santi proteggessero la popolazione del comune dalle varie
calamità.
Le chiese di Rovetta sono un esempio concreto di tutto ciò,
trascurando
la frazione di S.Lorenzo sono sei così suddivise:
- La chiesa Parrocchiale, costruita nel 1400;
- La chiesa dei Disciplini che risale al 1100 circa e che in seguito venne
chiamata Oratorio dell'Addolorata addossato ad essa vi era l'oratorio si
S.Rocco
costituito durante la peste del 1630;
- Il santuario della Madonna dei Viandanti, nella località detta
Sommaprada,
costruito nel 1500 in seguito ad un fatto prodigioso e ricostruito nel
1600;
- La cappella del Crest, costruita nel 1600 sul confine di Clusone nella
località Conca Verde;
- La cappella della S.S.Trinità costruita nei primi anni del '900
per salvare il paese dall'erosione del monte Biellone, in una zona posta
poco
al di fuori dell'abitato ed infine;
- la cappella degli Alpini costruita nel 1971 sulla cima del monte
Blum.
Da tutto ciò si può notare come chiaramente ogni chiesa fosse
stata costruita per un motivo ben preciso ed osservando e studiando le
vicende
di queste chiese si è constatato come la popolazione nel corso dei
secoli
facesse offerte, lasciti in denaro o pezze di terreno, case, desse il
materiale
o prestasse la propria manodopera per abbellire ed impreziosire ulteriormente
la propria chiesa.
La Chiesa dei Disciplini
La chiesa dei Disciplini è la chiesa più antica di Rovetta, e
risale al 1100-1200. Si chiama così perchè gli appartenenti
alla
confraternita dei Disciplini vi andavano a recitare le loro preghiere.
Anticamente
nel pavimento erano inserite le tombe degli antichi personaggi illustri come
dimostra una serie di iscrizioni raccolte dalle lapidi, quando hanno rifatto
il pavimento. In una stanzetta a lato della chiesa c'è la tomba di un
antico e illustre personaggio. Originariamente la chiesa aveva un portico che
in seguito ad un decreto del 1659 del beato Barbarigo, venne chiuso e
conseguentemente
si fecero le finestre, la porta e la scala di accesso al matroneo, questi
infatti
era collegato prima ad una specie di ponte con l'attuale Albergo Costo D'Oro
che era un convento. Contro il muro della scaletta era stato costruito un
grande
oratorio, che conteneva le statue del Grande Sepolcro, era stato costruito
intorno
al 1630, ed anticamente conteneva la statua di S.Rocco, protettore degli
appestati
ed è stato abbattuto circa trent'anni fa'. Ospitava le statue ora
collocate
nell'attuale chiesa.
Il Tiepolo
Gian Battista detto il Tiepolo è stao uno dei più grandi
artisti
italiani di tutti i tempi. Nato a Venezia e morto a Madrid è vissuto
nel 1700; nella sua vita ha eseguito moltissime opere, non solamente in
Italia,
ma anche in altri paesi europei come la Spagna e la Germania. In Italia
lavorò
soprattutto al Nord e più precisamente a Udine, Bergamo, Milano e
Vicenza.
Dipinse non soltanto quadri di soggetto sacro e profano, ma eseguì gli
affreschi che decorano la Cappella Colleoni in Città Alta nel 1731; la
pala di Rovetta invece la eseguì nel 1734. A Rovetta in quel tempo la
famiglia dei Fantoni conosceva, grazie ad Andrea, il periodo del massimo
splendore
per quanto riguardava la produzione artistica. Ed è proprio Andrea
Fantoni
ad interessarsi presso altri artisti che conosceva, per trovare un bravo
pittore
per poi commissionargli un quadro da collocare dietro il suo Altare
Maggiore.
Questa Pala è stata eseguita nel 1734 quando aveva 38 anni, è
nota come Gloria dei Santi e venne sistemata nell'attuale sede nel 1736.
L'ancona
e la incornicia è del 1736 opera di Gian Bettino Fantoni. Il Tiepolo
ha dipinto in questo quadro i seguenti Santi: S.Pietro con le chiavi, in
primo
piano, S.Narno, primo vescovo di Bergamo, inginocchiato, S.Paolo situato
dietro
S.Pietro con la spada in mano e il volto messo di profilo, dietro ancora
S.Stefano
e S.Giovanni Battista oltre a numerosi altri santi. Tra la zona dove ci sono
i santi e le nuvole su cui è seduta la Madonna attorniata da Santi e
Angeli c'è una fascia di cielo azzurro e due colonne grigie che
uniscono
queste due zone. Altro elemento scenico è la scalinata che introduce
nel quadro dove i coloricaldi prevalgono su quelli freddi. La cornice del
quadro
che è molto semplice ha i colori dei marmi che sono simili, inoltre le
colonne sono disposte in modo tale da far spostare automaticamente l'occhio
sul quadro, per cui si vede chiaramente che è stata eseguita proprio
con questo scopo, perché le cornici barocche sono sempre state al
contrario
molto ricche di statue e altre decorazioni che attirano l'occhio per cui il
quadro passa n secondo piano.
Il Crest
La cappella del Crest è stata costruita sul confine tra Rovetta e
Clusone,
perchè il Signore vigilasse e proteggesse i Rovettesi. Può
sembrare
inconcepibile come possa essere venuta l'idea ai nostri compaesani di
costruire
una cappella in un luogo così lontano dall'abitato e fuori mano, ma si
spiega tenendo presente che anticamente era consuetudine costruire delle
piccole
cappelle dedicate ai vari santi lungo le strade e lontane dagli abitati.
L'attuale
strada provinciale era chiamata via Dei Linquidini e il punto di confine con
Clusone era segnato da una croce incisa sulla pietra. In quel luogo a
visibile
protezione del territorio venne costruita una piccola cappella. Anch'essa in
origine molto piccola e all' interno un grosso Crocifisso, in suffragio dei
morti della peste da cui deriva il nome. In seguito è stata ingrandita
e sono state aggiunte le statue della Madonnna e di S.Giovanni Evangelista,
che appartengono all'ultimo periodo delle attività artistiche dei
Fantoni.
Arte: Chiesa Parrocchiale
La chiesa parrocchiale è dedicata a tutti i santi, e nel corso dei
secoli
ha subito delle modifiche che hanno cambiato completamente l'aspetto
originario.
Subisce parecchi rifacimenti, uno nel 1652, nel 1852 e l'ultimo nel 1913 e
14,
anni in cui viene ampliata dall'architetto Elia Fornoni. Durante questo
intervento
viene realizzato il tranzetto e la cupola coperta dall'esterno da un tiburio
o0ttagonale. All'interno ci sono parecchie opere d'arte. L'altare maggiore,
opera tra le più belle di Andrea Fantoni, costruito nel 1722, ha il
paliotto
che raffigura il sacrificio di Melchisedec, medaglioni che raffigurano: a
sinistra
l'istituzione dell'Eucarestia, a destra Gesù che lava i piedi a
S.Pietro.
Il portello del tabernacolo è opera di Attilio Nani e raffigura la
cena
di Emmaus. Sopra il tabernacolo c'è la statua sella fede che regge il
libro delle scritture. I due angeli grandi sopra l'altare sono stati donati
da Andrea Fantoni in cambio di un banco in chiesa per la sua famiglia. Le
statue
ai lati dell'altare raffigurano a sinistra S.Narno e a destra il beato
Giovanni
Marinoni, entrambi originari di Rovetta. Il coro dietro l'altare maggiore
è
opera sempre della famiglia Fantoni ed è del 1630 circa , ci sono
alcune
figure maschili chiamate Telamoni, sono figure molto piccole scolpite in
legno
di Bosso, nello stallo centrale c'è un medaglione raffigurante
"il
sacrificio di Isacco". Il quadro dell'altare Maggiore è opera di
G.B.tiepolo, è stato dipinto nel 1734 e portato a Rovetta nel 1736 e
rappresenta la Madonna in Gloria con vari santi tra cui S.Pietro,S.Paolo,
S.Narno,
S.Giovanni Battista e altri santi. Il bozzetto si trova al museo Poldi
Pezzoli
di Milano. Questo quadro è stato fatto su incarico di Andrea Fantoni,
il quale ha conosciuto il Tiepolo tramite il suo amico Bartolomeo Llitterini.
L'ancona (cornice) è stata fatta dal fratello di Andrea, Gian Bettino.
L'organo è opera della ditta Serassi ed è stato costruito bnel
1864, la cantoria ha un bassorilievo che è opera di Grazioso il
Vecchio,
raffigurante il trasporto dell'Arca Santa. Di Andrea Fantoni è
l'altare
della Madonna della Mercede, eseguito nel 1725 circa, ha un bassorilievo
raffigurante
l'Annunciazione e un altorilievo raffigurante la Natività di Maria. Il
quadro è di Bartolomeo Litterini.
Ai suoi piedi c'è la tomba di Andrea Fantoni, con la scritta
"qui
giacciono le mie ossa ma non le mie opere"; in quanto esse sono sparse
in vari luoghi.
L'altare dei morti è stato fatto intorno al 1790, ed il quadro
è
di Bartolomeo Litterini, raffigurante Gesù che libera le anime
purganti.
L'altare della Madonna del Rosario ha un quadro di un artista veneto del
1600.
Questi ed altri sono stati fatti nel 1790 circa. Sempre dei Fantoni in questa
chiesa c'è il fonte battesimale, che è stato fatto nel 1460
circa
da Bertulino Fantoni, primo dei Fantoni di cui si hanno notizie certe come
scultore.
Gli affreschi della cupola e del soffitto sono di alcuni artisti bergamaschi
come i fratelli Zappettini, Saturno Tosti e Lattanzio Querena. Nella saletta
museo sono conservati un Crocefisso processionale in legno di Ulivo e una
statua
di S.Rocco di Andrea Fantoni (sua opera giovanile) e numerosi ritratti di
Parroci.il
campanile è stato eseguito su progetto di Andrea Fantoni con la cupola
in rame a forma di cipolla. Nel 1797 i Francesi confiscarono circa la
metà
degli arredi sacri in quanto alcuni sono stati parzialmente salvati da Donato
Fantoni.
Breve Bibliografia per chi volesse documentarsi ulteriormente su
Rovetta
e i Fantoni.
- I.Cantù: Storia di Bergamo e delle sua provincia , Editore
Sardini,
1974 ristampa Bornato(Bs)
- G.Marinoni da Ponte: Dizionario odeporico ossia
storico-politico-naturale,
della provincia di Bergamo; ed. Mazzoleni, Bergamo 1819.
- M.Luppo CODEX DIPLOMATICUS CIVITATIS BERGOMENSIS, ed. Antoine, 1874.
- C.Casteli: I Guelfi e i Ghibellini in Bergamo, a cura del canonico
Finazzi,
Bergamo 1870.
- B.Belotti: Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, ed.Bolis, Bergamo
1959.
- A.Pinetti: Inventario degli oggetti d'arte in Italia (Bergamo), Roma,
libreria
dello Stato 1931.
- A.Tiraboschi: Vocabolario dei dialetti bergamaschi antichi e moderni,
fratelli
Bolis 1867.
- L.Volpi: Usi e costumi e tradizioni Bergamasche, Edizioni il Conventino
Bergamo 1978.
- L.Marinoni: Rovetta, appunti storici, Bergamo, Tipografia S.Alessandro,
1876.
- P.A.Brasi: Memoria storica intorno alla valle Seriana Superiore;
Rovetta,
Fantoni 1823.
- L.Angelini: Arte Minore Bergamasca; istituto Italiano Arti Grafiche
Bergamo,
1956.
- L.Pagnoni: le chiese parrocchiali della Diocesi di Bergamo; il
Conventino,
La Domenica del Popolo, Bergamo 1974.
- Ravaneli Giavazzi, Pirola: La Bergamasca in montagna, Arte e grafica
1979.
- Fantoni: Quattro secoli di Bottega di scultura in Europa, a cura di
Rossana
Boscaglia: Saggi e schede di Gabriella Ferri Piccaluga e Marco Lorandi.
Vicenza
1978.
- F.M.Tassi: Le Vite de'pittori scultori e architetti bergamaschi; Bergamo
1793.
- L'Olmo: Memorie storiche di Clusone e dell'alta valle Seriana superiore;
Bergamo 1906.
- F.Fogaccia: Clusone nei nomi delle sue vie; Giudici, Clusone 1905.
- G.Rota: Andrea Fantoni nei documenti d'archivio e nella storia
dell'Arte.
tipografia Buona Stampa, Bergamo 1934.
- M.Baronchelli: Memorie storiche riguardanti questa chiesa e parrocchia
di Tutti I Santi in Rovetta. Rovetta 24 Dicembre 1863.
- Bollettini Parrocchiali di S.Lorenzo e Rovetta. Autori Vari.
Nel 1409 Rovetta diventa una parrocchia autonoma, per un decreto del vescovo
mons. Francesco Aregazzi, datato 2 Aprile 1409. La chiesa viene consacrata
invece
nel 1444, dal vescovo mons. Ploidoro Foscari. Quella di S.Lorenzo rimane
invece
unita a Songavazzo da cui si stacca solo nel 1863. Vengono distaccati come
comune
nel 1647 da Lcusone con un atto datato 13 Ottobre, da un documento risulta
che
in quel periodo erano abitati complessivamente da 652 anime, le strade per
recarvisi
erano tre: una era la strada che passava per Sovere, ed è l'attuale
strada
della val Cavallina; una invece era quella che passava per il Pizzo Formico
ed andava in Val Gandino, questa strada era importante in quanto in autunno
i pastori che erano numerosi in questa zona la percorrevano per vendere la
lana
ai fiorenti lanifici di Gandino e Leffe. La terza via invece passava per
Gorno
ed arrivava a Vertova, comunque avevano anche una mulattiera che passava per
Ponte Nossa e costeggiava il fiume Serio, ma non era frequentata in quanto vi
erano frequenti furti, che attualmente viene ricalcata dalla attuale strada
provinciale. Dal 1529 al 1530 Rovetta e S.Lorenzo vengono flagellate dalla
peste,
nella zona vennero costruiti i lazzaretti (ospedali per malattie infettive
contagiose),
uno a Salecchia e uno nel Lò. Un notaio, Giacomo Cacciamali, scrisse
vari testamenti e morì di peste anche lui. I morti di questa epidemia
erano seppelliti dove sorge l'attuale cimitero di Rovetta, che era chiamato
Croce, perché in mezzo ad esso vi era un grande Crocifisso in quanto
era costituito da una grande fossa coperta da sassi. Questo cimitero è
stato terminato nel 1812. Nel 1734, ci fù una grande siccità e
presso la casa dei signori Fantoni, venne trovata una sorgente d'acqua che
dissetò
non solamente gli abitanti di Rovetta ma anche quelli di Fino. La storia di
queste due località e degli altri paesi vicini segue le stesse vicende
storiche di Bergamo. Nel 1423 venne messo in vendita e venne comperato da una
compagnia o società formata da famiglie facoltose di Clusone, Rovetta,
Fino; Onore e Cerete. Questa compagnia comperò anche tutto il
territorio
circostante ed il suo monte, quello che in pratica è oggi il
territorio
di S.Lorenzo.
Importante è il nome di questa compagnia, che giunse a
chiamarsi Capi Novanta; i documenti dell'attività di questa
associazione
li troviamo negli archivi delle chiese parrocchiali di questi comuni:
Rovetta,
Clusone, Onore, Songavazzo, Fino, Cerete. Essa proseguirà le sue
attività
(che consistevano nell'allevamento del bestiame, nello sfruttamento dei
terreni
agricoli e in alcune attività artigianali come il taglio e la
lavorazione
del legno) fino al '700 dopodiché si scioglierà. L'ultimo
verbale
conservato e del 22 Settembre 1717 redatto da Jacobus Mandelli notaio e
riguarda
una contestazione di alcuni diritti della corporazione che per le vicende dei
tempi cessava le sue funzioni.
Le rovine di questo castello sono situate attualmente dove sorge la chiesa
parrochieale
di S.Lorenzo, da antichi documenti risulta che aveva la forma di ferro di
cavallo,
era circondato a Sud da mura poco alte che ci sono ancora in parte e a
Nord-Ovest
da un fossato. Si possono ancora vedere i resti di questa fortificazione, che
era ben protetta da tre lati dalla parete rocciosa che in quel punto scende
quasi a picco sul fiume e sulla fronte era difeso da un fossato, che se le
circostanze
lo richiedevano, veniva colmato d'acqua. Un ponte levatoio permetteva
l'entrata
e l'uscita delle persone e delle merci, ed in caso di pioggia isolava il
castello
dagli assalti nemici. A detta di qualche anziano del luogo esisterebbero
ancora
nelle vicinanze alcuni tratti delle gallerie sotterranee che servivano agli
abitanti del castello per comunicare con l'esterno e con eventuali
soccorritori
in caso di assedio. Dai primi atti della compagnia dei Capi Novanta (primi
del
'400) risulta che il territorio attorno ad esso era incolto e senza case,
c'erano
alcune piccole stalle e la montagna era ricoperta di boschi e prati, per cui
ne consegue che i primi abitanti furono allevatori di bestiame.
Rovetta: La Storia
Il nome di Rovetta deriva da Rovere, in quanto anticamente si chiamava
Roèta
perchè c'erano molte piante di questo tipo di quercia, assume la sua
definitiva forma nel 1500 (il nome definitivo risulta da un rògito del
noto Bartolomeo de Grassis figlio di Giuseppe di Rovetta datato 1517). Quello
di S.Lorenzo era Gavazzo di S.Lorenzo come risulta dal diploma rilasciato dal
re Lotario nel 1132 a favore dei canonici S.Vincenzo in Bergamo. Con l'andare
del tempo il nome del titolare della chiesa di S.Lorenzo fece scomparire
Gavazzo
e rimase invece al più vicino paese Songavazzo.Le prime notizie
storiche
di Rovetta risalgono agli ani 1080 e 1090, periodo in cui il vescovo Arnolfo
effettuava una politica per controllare lo strapotere dei conti Martinengo,
costringendoli a rinunciare ai loro possedimenti di Clusone e Rovetta. Nel
1378
Rovetta e S.Lorenzo vengono bruciate nelle lotte tra guelfi e Ghibellini ( la
valle Seriana Superiore si mantenne sempre fedele al Papa cioè Guelfa
perciò fu devastata da Ghibellini fautori dell'imperatore di
Germania),
dalle cronache del Castello risulta che nel 1373 era in mano ai Ghibellini e
che i Guelfi se ne impadronirono, nel 1378 ci fu una lotta particolarmente
lunga
tra queste due fazioni con il risultato che il conflitto si estese anche a
Rovetta,
Fino, Onore, Songavazzo, Cerete Alto e Basso e parte di Clusone. Vi furono
moltissime
vittime tra cui uomini e animali. Vi fu in questo periodo una carestia e
pestilenza
che furono le più terribili che la storia ricordi. Nel 1395 ci fu una
tregua ma il castello stava ormai andando in rovina, tanto è vero che
alcuni documenti datati 1412 parlano di ruderi del vecchio castello; (Donato
Calvi nelle sue "Effemeridi Sacro Profane" dice che le lotte
fratricide
cessarono per qualche tempo nel bergamasco quando vi giunse S.Bernardino da
Siena che, con la sua predicazione, riuscì a pacificare le fazioni),
S.Bernardino venne anche a Clusone nell'anno 1411.
I Costumi
Il costume di Rovetta era molto semplice in quanto le donne avevano una gonna
piuttosto lunga, sopra c'era una camicetta che generalmente era coperta da un
piccolo scialle le cui ciocche venivano annodate dietro, sopra la gonna c'era
un grosso grembiule e il fazzoletto annodato ed ai piedi calzavano gli
zoccoli;
in occasione delle feste, dei matrimoni gli abiti avevano lo scialle o il
grembiule
o il fazzoletto di colore più vivace. L'uomo era vestito con un
completo
di velluto a coste larghe i cui pantaloni, a volte erano alla zuava ed
avevano
il farsetto di velluto, a cui c'era sempre attaccata la catena dell'orologio.
Sulle spalle d'inverno per proteggersi utilizzavano un ampio mantello di
panno,
molto spesso chiamato tabarro (GABA') e ai piedi portavano una specie di
scarponi
chiamati comunemente SGALBER. I bambini alcune volte avevano i pantaloni con
un'apertura sul sedere, chiamate BRAGHE COLA SPORTA.
Soprannomi e Stemma
Il soprannome: Rovetta ha una popolazione sobria e orgogliosa e per via delle
persone della famiglia Fantoni che hanno reso famosa Rovetta, hanno chiamato
"Galli" i suoi abitanti, in quanto il gallo è noto come il
capoccia del cortile.
Altro soprannome con cui i bergamaschi chiamarono I Rovettesi è stato
dato in merito della Famiglia Fantoni: I Fantù, i Berdegnaga. Quasi
tutte
le famiglie di Rovetta avevano un soprannome, dato per una più pronta
e rapida identificazione, ad esempio:
- Mucci: mozziconi di sigari
- Paisòle: cinciallegre
- Gaistù: grossi galli
- E poi ancora BERTAC, CASCì, PAOLE, MESì, SGHERE, e
altri.
Anticamente lo stemma di Rovetta raffigurava una pianta di quercia con il
seguente motto: "Mi spezzo ma non mi piego", motto che indica
chiaramente
il carattere degli abitanti di questo paese. Il secondo stemma invece aveva
il leone con sotto il fuoco, in quanto il leone indica la fierezza e il
coraggio
della popolazione, il fuoco invece si riferisce al fuoco dello stemma di
Bergamo.
Lo stemma attuale invece è sormontato da una corona che evidentemente
si riferisce al castello che anticamente c'era in S.Lorenzo; lo stemma
è
diviso in tre parti: la prima raffigura un leone, la seconda, piccola,
è
vuota, la terza raffigura tre piante di Rovere, che si riferisce così
al primo stemma.
Il Santuario di Rovetta: San Rocco
S.Rocco viene festeggiato il 16 Agosto (nella nostra chiesa parrocchiale il
girono della sua festa viene esposto il gruppo scultoreo ligneo opera
giovanile
di Andrea Fantoni che lo raffigura per tutto il giorno), è il
protettore
degli appestati ed il suo nome significa quiete, riposo. Realtà e
leggenda
si fondono nella vita di questo santo che nasce da famiglia benestante nel
quattordicesimo
secolo a Montpellier in Francia. Rimasto in gioventù orfano dei
genitori,
distribuì le sue ricchezze ai poveri e vestitosi da pellegrino ma il
suo aspetto fisico nonostante la povertà degli abiti è quello
di una persona nobile. Durante il suo viaggio in Italia incontrò varie
volte la peste, in Liguria, Toscana, Emilia Romagna. Per nulla impaurito del
contagio si dedicò all'assistenza degli appestati. In questo periodo
operò molte guarigioni e la sua fama ben presto si diffuse. Giunto a
Roma compì il suo dovere di pellegrino. Durante il viaggio di ritorno
si fermò a Piacenza dove infuriava la peste, anche qui si
dedicò
all'assistenza degli ammalati ma si ammalò lui stesso. Per non essere
di peso a nessuno si ritirò fuori dalla città dove visse in
solitudine
in compagnia di un cane randagio che gli portava sempre il cibo. E' per
questo
motivo che S.Rocco è raffigurato sempre con una gamba piegata
accompagnato
da un cane. Guarito ritornò in Francia, ma qui nessuno lo riconobbe e
venne scambiato per una spia e conseguentemente imprigionato. Visse in
prigione
per alcuni anni fino al 1327, la tradizione vuole che morisse il 16
Agosto.
Descrizione del territorio della zona della Madonnina all'epoca del
Miracolo.
La Madonnina è situata nella località nota come: Prada e
Sommaprada
(dove è situata la chiesa). Le due zone sono divise dalla strada
Provinciale,
anticamente chiamata Via Dei Linquidini. Quasi al fianco dalla parte di
Rovetta
scorreva un torrente: la Tessera, ora nota come Valle che è
attualmente
incanalato. Alle sue spalle c'è il Lò con la sua pineta, la
Valle
del Carletto (così chiamata per via di un brigante) e il Bielù
che nel 1623 franò e distrusse il primitivo Santuario.
Tradizioni
Rovetta non ha molte tradizioni e quelle poche sono di carattere religioso.
Tradizione molto importante e sentita è quella del Triduo dei morti,
per la quale l'altare viene vestito da un apparato ricchissimo di
decorazioni.
Quando vengono accese le candele tutto l'insieme risulta molto imponente e
maestoso.
Altra fase importante è quella dell'apparizione della Madonna del
Santuario
di Sommaprada; la storia ci racconta che la notte del 2 Luglio del 1553 sei
uomini discendevano dalla Cantoniera verso Clusone con il loro carico di
minerali
e legname, trasportavano cioè il materiale dalla Valle di Scalve ai
lavoratori
della Val Seriana. Nonostante la luce che proveniva dai fuochi accesi del
guardiano
(in quel luogo vi era una Santella con annesso il rifugio del guardiano), i
viandanti furono assaliti da banditi armati; in tal frangente, essendo in
minoranza,
essi si raccomandarono alla Madonna della Santella. Così
all'improvviso
dalla Cappelletta si sprigionò una forte luce che spaventò i
briganti
che si diedero alla fuga. La Madonna domandò quindi ai viandanti di
erigere
in suo nome un Santuario in quel luogo. I primi a soddisfare il desiderio
della
Vergine furono i membri della corporazione del legno denominati "Capi
Novanta".
Questa compagnia curò fin dal 1544 la costruzione di una piccola
chiesa
in onore della Madonna dei viandanti, e Rovetta ogni anno ricorda
solennemente
l'apparizione in quel luogo.. L'immagine è un affresco del 1400, la
Madonna
ha in braccio Gesù Bambino e ai lati S.Sebastiano, protettore degli
artigiani,
e S.Rocco, Protettore degli apprestati. L'affresco è dipinto molto
bene,
le figure, le pose, le espressioni dei volti stessi indicano che sono stati
dipinti da una persona esperta. L'altare è sempre della casa dei
Fantoni.
Gli altari laterali hanno due tele del '700, raffiguranti santi e sante a cui
la popolazione era devota: S.Narno, S.Lorenzo, S.Apollonia e S.Lucia. Da
notare
sono i quadri lungo le pareti raffiguranti le varie Grazie distribuite dalla
Madonna alla gente del luogo. La festa della Madonna del Rosario a S.Lorenzo
è chiamata "La Mare"; oltre alla processione a cui partecipa
tutta la popolazione con la statua della Madonna c'è una fiera con
banchetti
sparsi per le vie. Anche a Rovetta vengono fatte molte processioni duranti le
quali in chiesa vengono messi gli arredi più belli, e anche porte e
finestre
delle vie in cui passa la processione vengono ornate con fiori e lumini.
Altra
usanza sentita era quella del carnevale, periodo in cui i ragazzi giravano
sopra
di un carretto decorato con nastri per chiedere caramelle e frittelle. Una
tradizione
piuttosto recente è quella del concorso dei presepi, dove adulti e
ragazzi
concorrono per il presepe più bello. Infine possiamo citare varie
attività
estive come il "Palio degli Asini" a S.Lorenzo e la Sgambata al
Monte
Blum, che si fa in Agosto a Rovetta, che sono ormai vere e proprie
tradizioni.
Gli Ex-Voto
Nel nostro Santuario gli ex-voto sono numerosi e testimoniano le grazie che
la Madonna ha dispensato. Da sempre gli ex-voto hanno costituito un
patrimonio
rilevante nei vari Santuari, sono di vario tipo:
- ex-voto di vario genere che sono costituiti da proiettili estratti da
ferite,
o riproduzioni delle parti malate, fotografie, piccole candele etc.
- ex-voto di carattere pittorico che rappresentano il fatto accaduto.
Comunque entrambi i tipi sono una testimonianza religiosa e storica di un
determinato
periodo. Gli ex-voto più conosciuti e forse anche i più
affascinanti
sono i dipinti. L'artista che dipinge questi quadri deve possedere una
notevole
tecnica espressiva in quanto deve saper rappresentare con efficacia la scena
commissionatagli. Il risultato è che questi dipinti stanno riscotendo
un notevole successo presso la gente, che capisce immediatamente il
significato
di queste scene e nello stesso tempo rimane meravigliata della bravura
tecnica
che troppo spesso viene semplificata con l'attributo naif. Infatti se noi
osserviamo
bene uno di questi dipinti ci accorgiamo di come sia curato nei particolari;
le scene non sono prive di prospettiva, i personaggi portano sui volti i loro
stati d'animo, anche gli stessi colori sono tutti in armonia fra di loro e la
conseguenza è che questo dipinto risulta essere una gradevolissima
sorpresa.
Non sarà eseguito da Raffaello, Michelangelo o dal Tiepolo ma è
sempre una preziosa testimonianza del nostro passato anche se di un artista
sconosciuto. La Bergamasca è ricca di Santuari dedicati alla Madonna
e ai santi, per rendersene conto basti pensare a quelli nella zona di Clusone
dove alcuni Santuari richiamano devoti da tutta la zona; nella Chiesa del
Paradiso
di Clusone c'è la Madonna Addolorata, ad Ardesio c'è un altro
Santuario dedicato alla Madonna delle Grazie, e a Rovetta addirittura due: la
Madonnina e la Madonna di Lourdes a S.Lorenzo, a Castione, Bratto la Madonna
di Lantana. Gli ex-voto più antichi del nostro Santuario risalgono
alla
metà dell'800 e appartengono ad Antonio Brighenti ed alla sua scuola
come quelli di altri Santuari, vedi ad esempio Lantana, Ardesio, che da
quanto
si può dedurre era un pittore che si dedicava alla pittura degli
ex-voto.
Il Miracolo
Il Miracolo avvenne la sera del 2 Luglio 1533, accanto ala cappelletta, c'era
un posto di controllo ed il guardiano alla sera accendeva un gran fuoco con
lo scopo di illuminare e segnalare la strada. Non occorre dimenticare che la
attuale strada provinciale anticamente era infestata dai briganti, inoltre
era
percorsa dai progenitori degli attuali camionisti: i carrettieri che la
percorrevano
con i carri carichi di minerali provenienti dalla Valle di Scalve. Questi,
visto
che non c'era il fuoco quella sera credettero di essere ancora lontani, ma
improvvisamente
si videro assaliti, impauriti invocarono la Madonna. Dalla cappella
improvvisamente
si sprigionò una luce viva, i ladri per paura di essere scoperti
fuggirono.
I carrettieri allora si avvicinarono alla cappella per vedere cosa c'era e
videro
che l'immagine della Madonna brillava prodigiosamente. Pare che la Madonna
abbia
detto loro di volere essere venerata in quel luogo, dove avrebbe dispensato
delle grazie a coloro che la invocarono. L'illuminazione della cappella
è
durata per tutta la notte, intanto che i carrettieri erano ancora in
preghiera
cominciò a giungere gente da diverse parti. Le cronache narrano che la
cappella rimase illuminata per parecchi giorni e la gente vi accorreva per
vedere
ciò che vi accadeva.
Rovetta nel tempo dei Fantoni
Nel dizionario Odeporico o sia Storico-Politico-Naturale della provincia
bergamasca,
volume II-1820 di Marinoni Da Ponte Giovanni alla voce Rovetta pagg. 58-59
c'è
una descrizione fedele dell'ambiente , dell'economia e delle società
che era simile con qualche piccola variazione rispetto a quella in cui si
trovarono
a lavorare i Fantoni. Viene riportata in questo paragrafo in quanto dà
un'idea abbastanza precisa e fedele di quella situazione:
"Rovetta, grosso villaggio di Valle Seriana Superiore nel distretto e
nella
Pretura di Clusone, resta a due miglia circa superiormente di questo
capoluogo
lunga la strada provinciale che quivi conduce in Valle di Scalve. Siede in
pianura,
ma ha alle spalle non molto lontane le prime pendici della Presolana, il suo
teritorio è fornito di campi a frumento, di prati; di pascoli e di
boschi
ad alto e basso fusto segnatamente nelle vicinanze di tali montagne. E'
popolato
di settecento persone, quasi tutte addette alla agricoltura, o alla custodia
del gregge e delle mandrie. La sua chiesa prepositurale intitolata a tutti i
Santi è di moderna struttura, dipende dalla Pieve di Clusone ed ha
degne
ha vedersi la pala dell'altare maggiore di G.B.Tiepolo; l'ancona dell'altare
di S.Stefano, che comunemente si vorrebbe di Lorenzo Lotto; e quella
all'altare
della Vergine dello Scapulario, ed all'altare dei morti, che sono di Bortolo
litterini.
La chiesa inoltre ha vari lavori a stucco, e dei bassi rilievi, opere
pregevoli
dei celebri scultori Fantoni, che ebbero quivi i natali, e di cui
avventuratamene
sussiste la famiglia. Questa conserva quivi uno studio e una copiosa raccolta
di pezzi e di modelli atti a comprovare il merito ed il valore dei suoi
antenati.
Lavoro di essi eccellenti artisti è il Sepolcro di Cristo
nell'Oratorio
di Disciplina presso la Chiesa stessa, ed ausiliario della Parrocchiale AVVI
LUNGO LA STRADA PROVINCIALE, UN ALTRO ORATORIO DEDICATO ALLA VISITAZIONE DI
MARIA VERGINE. A qualche soccorso dei suoi poverelli vi è una
congregazione
di carità. Rovetta è lontana da Bergamo 23 miglia e di estimo
censuario ha scudi 37.355 I. 5. 5. I. c 191 possidenti estimati."
La Madonnina nei ricordi della sacrestia
Di ricordi ne ho tanti sulla Madonnina, posso dire fin da quando ero bambina,
allora mi divertivo ad andare a suonare le campane oppure a visitare i piedi
quando veniva aperta, ma mai piu' avrei pensato di diventarne la sacrestana.
Ma nulla lasciava presagire il seguito: tutto cominciò alla vigilia
della
Madonnina del Rosario dell'82, sembrava che fosse un piacere da fare al
parroco
ed io che non sapevo niente, nel modo piu' assoluto, di calice, fazzoletto,
piattino, candele, letture e di tutte le mansioni di un sacrestano l'ho
dovuto
imparare immediatamente. Anche la domenica successiva si è verificata
la stessa cosa finche la terza volta, Giovanni il sacrestano mi ha detto
chiaro
e netto che la chiesa l'avevo in mano io... Chi mai l'avrebbe detto?. Da
allora
è passato parecchio tempo; la sottoscritta ha preparato la chiesa non
solo per le S.Messe ma per matrimoni e talvolta battesimi, oltre che per la
sua festa... I ricordi si sono accumulati e si continuano ad accumulare...
Sono
diventata la testimone di tante e tante cose e ho preso quella confidenza che
solamente i sacrestani hanno con le chiese... Con il risultato che mi trovo
qua ad essere una degli organizzatori di questa mostra e uno dei più
accaniti sostenitori dell'incomparabile bellezza di questo affresco. Il
giorno
della festa era preceduto da una novena di preparazione che durava 9 sere, si
partiva alla sera dalla parrocchia e si andava in processione verso il
Santuario
recitando il S.Rosario. Quando si arrivava si recitavano altre preghiere e le
litanie della Madonna, con l'accompagnamento di canti mariani tradizionali.
Negli anni vicino al 1930 accadde un fatto strano ad una signora di Rovetta
che era andata a portare le mucche in montagna. Stava ritornando a casa
quando
sentì in lontananza dei canti angelici che provenivano dalla zona del
Santuario. Avvicinatasi alla chiesa ebbe molta paura anche per via della luce
che vi usciva, conseguentemente si allontanò in tutta fretta. Di
questo
fatto in paese se ne parlò per un po' di tempo. Alla vigilia della
festa
dell'apparizione i contadini accendevano dei fuochi sulle coste di Blum e
Parè.
Di sera l'effetto era molto bello e suggestivo. Il giorno della festa era per
i Rovettesi festa grande a tutti gli effetti, anche se cadeva in un giorno
feriale,
nessuno lavorava.
S.Lorenzo
S.Lorenzo viene festeggiato il 10 Agosto, è venerato come il
protettore
dei bibliotecari e dei cuochi, il suo nome significa nato tra i lauri. Visse
nel secondo secolo d.C. e morì sotto il regno di Valeriano.
Subì
il martirio come quasi tutti i santi raffigurati nei dipinti degli altari
laterali.
Era parente di Papa Sisto secondo originario della Spagna, ma morì a
Roma che gli ha dedicato più di 30 chiese onorandolo maggiormente dei
suoi patroni S.Pietro e Paolo, era anche parente di S.Vincenzo martire pure
originario della Spagna dove vi morì. Aiutò durante la sua vita
il Papa che lo creò arcidiacono, che volle seguire quando fu
imprigionato
e a sua volta martirizzato ma questi glielo impedì affidandogli
l'incarico
di occuparsi dell'assistenza ai poveri. In questo periodo l'imperatore
Valeriano
gli impose di consegnarli il tesoro della chiesa, e S.Lorenzo le
esaudì
subito portandogli in gran numerosi suoi assistiti, questi sentendosi deriso
lo condannò ad essere arso vivo. Anche in questa occasione Lorenzo
mostrò
la sua prontezza di spirito, infatti durante il suo martirio sulla graticola
chiese ai suoi aguzzini di rivoltarlo perché da una parte era cotto,
e che potevano assaggiarlo per sapere se era più buono crudo o
arrostito.
Tutto questo accadeva il 10 Agosto 258 d.C. la tradizione vuole che le stelle
cadenti della sera di questo giorno siano chiamate "Lacrime di
S.Lorenzo"
quasi che il cielo voglia ancora piangere la morte di questo santo. Nel
nostro
quadro appena restaurato S.Lorenzo è dipinto rivestito da diacono
appoggiato
ad una graticola, la sua faccia rivolta verso chi lo osserva ha un'espressine
arguta.
S.Narno è il primo vescovo di Bergamo, la tradizione vuole che sia
nato
a Rovetta, vissuto sotto l'imperatore Costantino. Organizzò i
cristiani
bergamaschi, fece costruire la basilica sul luogo di sepoltura di
S.Alessandro
a lui dedicata. Compì anche un pellegrinaggio in Spagna per visitare
la tomba di S.Giacomo a Compostela. In seguito affidò la diocesi al
suo
successore Viatore. Quando morì il suo corpo venne sepolto nella
Basilica
di S.Alessandro, la sua effige è conservata sotto l'atrio della Curia
Vescovile di Bergamo in Città Alta.
SAN LORENZO DI ROVETTA...alcuni cenni storici
Siamo all'inizio del 1400, sono in corso le battaglie tra i Guelfi
e i Ghibellini, ovvero tra il Papa e l'Imperatore, quindi tra il Vescovo e i
Nobili.
Di fronte a noi c'e' il castello dei Suardi di Bergamo, famiglia di nobili.
Alle nostre spalle prati e dossi e alcuni paeselli, quasi tutti di Guelfi.
Ora numerose fazione di Guelfi stanno arrivando, ancora una volta, tornano
all'attacco,
sono in molti e arrivano da tutt'intorno.
Fragore, polvere, spari, urla, soldati che muoiono, altri feriti, un'altra
aspra
battaglia, ma qusta volta è davvero la fine: il castello è
completamente
distrutto.
Ora è silenzio. Solo lo strepitio di un fuoco che piano si spegne e
lascia
nell'aria un velo di fumo. Il velo lento si dissolve ed ecco apparire la
chiesetta,
quella che era dentro il castello, la chiesetta dedicata a San Lorenzo. (il
nome del paese!).
Nella distruzione, la chiesetta del castello fu risparmiata.
Così il castello o più precisamente le rovine e tutto il
territorio
di sua pertinenza, 13.308 pertiche bergamasche, fu alienato e posto in
vendita.
Venne suddiviso in 90 parti e ad ognuna assegnato il valore di lire 100
imperiali.
Gli acquirenti mantennero unito il territorio e costituirono una
società,
che poneva all'incanto, cioè in affitto, di anno in anno, al miglior
offerente i vari appezzamenti di terreno o di pascolo. La società si
diede un proprio statuto, con un ristretto comitato di gestione, un caneparo
(tesoriere) e un camparo (guardia campestre) che ogni anno riuniva l'
assemblea
dei soci, dove si ripartivano gli utili. A questa società fu dato il
nome di Compagnia dei Capi 90.
Quando nel 1636 Rovetta si smembrò da Clusone , facendo Comune a se,
75 parti o Capi su 90 del territorio della Compagnia furono assegnati a
Rovetta.
Nel frattempo, nelle vicinanze della chiesa dell'antico castello, dedicata a
S.Lorenzo, erano sorte delle abitazioni, così come sui vari terreni di
proprietà della Compagnia, eran sorte piccole costruzioni,fienili,
ricoveri
per attrezzi, ecc. che in seguito divennero case abitate.
Così si formò questa Frazione, inizialmente composta da case
sparse,
ora integrata da
graziose villette.
Per la vicinanza a Songavazzo e anche perchè la parrocchia di
Songavazzo
possedeva un Capo nella Compagnia, la chiesa del castello passò di lus
patronato al parroco di Songavazzo che ufficiò non senza contestazioni
da parte della parrocchia di Rovetta che possedeva 4 Capi fino all' 8agosto
1863 quando il vescovo Pier Luigi Speranza la smembrò da Songavazzo e
la decretò parrocchia a se', ponendo fine alle contestazioni.
Maturò subito I' idea di costruire una nuova chiesa iniziata
però
solo nel1898 edificata sulle rovine del castello e consacrata il 1O ottobre
1900.
Si tratta di un bella costruzione in stile Neorinascimentale su progetto
delll
arch. Virginio Muzio.
Possiede diverse opere dl arte già appartenute alla vecchia chiesa.
Segnaliamo
la tela
di S.Lorenzo con i santi Rocco e Sebastianol antichi protettori della
Compagnia
dei Capi
90 che è di Domenico Carpinoni di Clusone (m. 1658). Le tre tele del
coro dedicate a
S.Lorenzo e alla prigionia e martirio dei santi Fermo e Rustico dipinte nel
1796 dal clusonese Lattanzio Querena autore anche della pala della Madonna
del
Rosario. La pala di S.Antonio è invece di Enrico Benzoni (1888) autore
anche delle 14 stazioni della Via Crucis.
Negli anni 1907-8 i fratelli romani Alfredo e Saturno Tosti furono incaricati
della decorazione generalel eseguendo anche affreschi e tempere. Nel 1970
Antonio
Pasinetti rinnovò semplificandole in parte le decorazioni e
intonò
la tinteggiatura su valori più caldi e luminosi. La statua della
Madonna
La Marel è di A.Ghislandi che recuperò parti della precedente
scolpita un secolo prima dal rovettese Giacomo Angelini detto Cristina.
Moderno
ma prezioso è Il altar maggiore eseguito nel 1945 con la
collaborazione
dello sbalzatore Attilio Nani di Clusone.11 campanile che incorpora Il antico
è del 1913 su progetto di Luigi Angelini.
(Cenni storici di Camillo Pezzoli)
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