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ROVETTA

Stemma CASTIONE DELLA PRESOLANA
Castione Della Presolana

Stemma CERETE
Cerete

Stemma FINO DEL MONTE
Fino Del Monte

Stemma ONORE
Onore

Stemma SONGAVAZZO
Songavazzo

Stemma UNIONE COMUNI DELLA PRESOLANA
Unione Comuni



Sito Ufficiale del Comune di
ROVETTA


ROVETTA

Piazza Ferrari, 24
24020 Rovetta (BG)
Tel. 034672004
Fax. 034674238
P.IVA. 00338710163

info@comune.rovetta.bg.it


CENNI STORICI

Rovetta

Cenni storici

Rovetta e S.Lorenzo: descrizione fisica del territorio
Rovetta e S.Lorenzo si trovano in una bellissima posizione geografica in un territorio che si estende dalle propaggini della Presolana fino all'estremo Sud dell'altopiano di Clusone, per circa 24 km. quadrati pari a 36308 pertiche bergamasche (anticamente il territorio era composto per la maggior parte da pascoli, boschi e prati).

Rovetta è alta circa 700 mt. slm e le montagne che la circondano sono di varia altezza: a Nord ci sono il monte Blum 1302 mt. e il monte Parè alto 1642 mt.; a Nord-Est la Presolana alta 2521 mt.; a Est il monte Pora alto 1876 mt. e il monte Falecchio alto 902 mt.; a Sud c'è la catena del Pizzo Formico la cui vetta più alta raggiunge i 1637 mt.; ad Ovest non ci sono monti che delimitano la pianura in quanto questa catena prosegue e termina a Ponte Nossa.
Il monte Falecchio e la catena del Pizzo Formico sono privi di monti intermediari in quanto a Valle c'è il passaggio del fiume Borlezza. La pianura è chiamata Agro (AGHER) ed in fondo a questa è situata la frazione dal nome S.Lorenzo. Da uno studio che ha effettuato il Prof. Rocco Zambelli risulta che tutta questa zona si estendeva da Castione della Presolana fino a Clusone e Lovere, era sommersa dalle acque del mare, gradualmente si elevò e il movimento definitivo risultò circa venti milioni di anni fa', mettendo a nudo la roccia di costituzione dolomitica.

I torrenti anticamente avevano corsi diversi, il Serio, ad esempio, passava per la Cantoniera della Presolana ed allagava tutto il territorio da Castione a Clusone. Gradualmente la situazione si modificò, il Serio cambiò percorso ma un altro torrente che confluiva verso Sovere cominciò man mano a erodere il terreno, in questo modo nacque l'attuale Valle Borlezza in cui il torrente ad un certo punto scaverà nel corso di milioni di anni il letto sottoterra e troverà sfogo alle spalle di Castro. Due milioni di anni fa' la Valle Borlezza era fatta nelle sue linee essenziali, e il torrente continuando a trasportare materiale addolcì i contorni. Questo materiale che col passare del tempo si saldò, costituì un tipo di marmo molto pregiato che venne poi utilizzato per la costruzione degli altari delle chiese in zona. Ci furono anche delle glaciazioni, alle quali la Val Borlezza resistette, ma esse influirono poi sulla conformazione della roccia della catena del Formico, in quanto il continuo gelarsi e sgelarsi delle acquee ha avuto come risultato la friabilità della roccia.

La casa dei contadini
La casa dei contadini si articolava principalmente su tre piani. A piano terra c'erano le stalle e la cucina, al primo piano le camere da letto e all'ultimo il solaio. La cucina serviva come luogo per la fabbricazione dei formaggi, salami, ecc., oltre che al suo compito specifico. Il solaio era diviso in due parti, una di queste era destinata alla raccolta del fieno e l'altra alla raccolta delle granaglie ed altre provviste. La casa generalmente aveva un porticato in pietra e nel solaio era fissata la ruota che serviva al trasporto del fieno in solaio.

Attorno al complesso della casa c'erano altre stalle che circondavano il cortile. Lungo questo cortile era possibile vedere delle gabbie con i conigli e spesso capitava di vedere girare le galline e i gatti. La casa dei contadini è ancora immutata e spesso in cortile si può vedere un trattore invece di un carretto, segno che il cavallo è quasi scomparso ed è stato sostituito da macchine più all'avanguardia. Il paese ha subito numerose trasformazioni e le case antiche rimaste intatte sono poche, le altre che sono state abbattute vengono ricostruite nello stesso stile; talvolta capita di vedere degli affreschi che decoravano i muri raffiguranti la Madonna e i Santi.

I Fantoni
Cenni storici sui Fantoni intagliatori, scultori, architetti.
La famiglia Fantoni ha dimorato continuamente in via Andrea Fantoni dal secolo XIV° e forse da prima ad oggi ed ivi ha pure svolto la sua attività artigianale ed artistica nota dal 1450 al 1817. Nel secolo 14° si hanno le prime notizie scritte di Fantonus, De Fantonibus, nel 17° secolo in Fantonis e nel 18° secolo in Fantoni. La pronuncia dialettale locale è Fantù. Al cognome nel medioevo si accompagnava spesso un soprannome personale o di famiglia o di gruppi di famiglia. Se ne contano una ventina tutti datati e fra questi il soprannome Berdegnaga, è l'unico rimasto in uso sino al secolo 18°. L'albero genealogico, per quanto noto, inizia con un Pagano, probabilmente nato intorno al 1270 e prosegue con cinque generazioni dalle quali i capostipiti sono Alberto, Andrea, Zanni, Betino, Giovanni. Non si hanno notizie delle loro attività. Seguono altre otto generazioni con inizio da Betulino, nato intorno al 1385 seguito dai capostipiti Tonoli, Zenino, Giovanni, Grazioso, Donato chiamato Magistro, Adriano, Donato. La tradizione attribuisce a Bertulino come "intaiador" e "faber lignaminis" le formelle lignee del fonte battesimale di Rovetta. Nel secolo 16° si hanno notizie di Giacomo, Giovanni e Venturino Fantoni scultori in marmo a Venezia in mezzo ad altri Rovettesi colà emigrati abitanti in contrada S.Barnaba, fra i quali anche un Andrea orefice e suo fratello Rosciano. Dai Fantoni di Rovetta si stacca un ramo della Val Camonica poco noto e, nel 1416, il ramo di Salò del Garda ove il Dottore Gerolamo il 4 Febbraio 1576 fonda la "Commissaria Fantoni" che distribuisce borse agli studenti universitari poveri dei comuni della Riviera di Salò, opera di beneficenza, questa, tutt'ora efficiente ed intorno al 1450 si stacca il Ramo stabilito a Bedizzole (Brescia). Al secondo gruppo di otto generazioni segue un gruppo così composto:

  • Grazioso senior 1630-1693
  • Donato 1662-1724 e fratelli, fra i quali Andrea, rimasto celibe 1659-1734, giudicato il migliore dei Fantoni
  • Grazioso junior 1713-1793 e cugini
  • Donato Andrea 1764-1817 e cugini

gruppo che ha lavorato continuamente ed intensamente per tutto l'arco di tempo dal 1650 ca. al 1817, quindi ha lavorato negli stili: barocco, settecentesco, rococò e neoclassico. Si ha notizia che parallelamente a questo gruppo di generazioni, nei secoli 17° e 18°, un Pietro ed un Carlo Fantoni, lombardi, hanno lavorato a L'Aquila e a Sulmona in qualità di architetti e progettisti o capimastri. Si hanno notizie di scultori Fantoni anche nella Liguria ed a Salò del Garda.

Tutte le opere fantoniane sia di soggetto sacro che profano, sia di legno che di marmo o di avorio, e sono migliaia distribuite in preponderanza nelle chiese e nelle case della Bergamasca e della Bresciana e presenti in parecchi musei, quali: museo Tadini di Lovere,museo S.Andrea di Clusone, accademia Carrara di Bergamo, museo Poldi Pezzoli di Milano, nel museo di Modena, nella Cà d'Oro a Venezia, nei musei vaticani, in Russia, forse all'Hermitage di SanPietroburgo, sono uscite dalla casa Fantoni in continuità negli anni dal 1650 ca. al 1817 e sono opere del sopraccitato gruppo di generazioni. A Donato Andrea epigone in arte della famiglia, segue il figlio Luigi (1789-1876) che fu avvocato, bibliofilo, raccoglitore d'arte, scrittore, stampatore, tipico "Clericus Vagans" del suo tempo, spirito aperto, originale ed indipendente; non per nulla nacque il giorno della presa della Bastiglia e fu per più volte e per parecchio tempo in giro per l'Europa. Per suo interessamento furono raccolti ancora numerosi disegni, fra i quali il Quarenghi, e fra i libri l'autografo dell'opera di S.Tommaso d'Aquino "Summae Contra Gentiles" e autografi di Severino Boezio, ora nella biblioteca vaticana. Luigi si distinse come stampatore in quanto installò in casa Fantoni una tipografia nella quale stampò nel 1820 una Divina Commedia da un codice inedito della Biblioteca Nazionale di Parigi ed altre opere scientifiche e varie e fra queste nel 1859 una "Memoria sopra gli spettacoli, i giochi, i divertimenti" che concorse al premio dell'I:R: Istituto lombardo di Scienze, Lettere ed Arti, istituito il 10 maggio 1854. In questo opuscolo Luigi Fantoni nel 1859, trentatré anni prima del francese Pierre de Coubertin, lanciò e sostenne l'idea di "..rifare le gare atletiche come al tempo dei greci..", cioè le moderne Olimpiadi. La casa Fantoni a Rovetta, in felice posizione fin'ora ricca di verde pur con tutte le trasformazioni e le sovrapposizioni apportate nei secoli in dipendenza dello sviluppo dell'attività artigianale ed artistica è rimasta strettamente legata ed intimamente connessa alla sede abitativa della famiglia raggiungendo una posizione preminente nell'ambito degli insediamenti paesani circostanti.

Il museo Fantoni
Nella casa Fantoni si conservano da secoli pergamene, libri e registri antichi, corrispondenza, memorie, contratti, disegni, bozzetti e modelli di legno e di creta nonché semilavorati ed alcune opere di legno o di marmo ed i ritratti ad olio degli antenati. Particolarmente interessanti i bozzetti ai modelli di creta o di legno perché modelli di prima ispirazione per l'esecuzione di opere e molto assortiti come tipologia dall'elemento decorativo, al particolare architettonico, alla statuaria.

La Fondazione Fantonum de Rascarolo.
La fondazione è un ente giuridico di diritto privato che ha per scopo educativo-culturale in campo artistico di conservare nella casa Fantoni in Rovetta le collezioni di interesse artistico, architettonico e storico assegnate dal fondatore per renderle sempre più note ed accesi bili agli studiosi ed al pubblico, e di accrescere tali collezioni mediante i redditi dei beni donati dal fondatore, nonché con i mezzi derivati dai lasciti, donazioni ed elargizioni da parte di enti e privati. La Fondazione è stata istituita dal dott. Giuseppe Fantoni il 14 Novembre 1968 quale ultimo capostipite primogenito della famiglia.

Arturo Tosi
Originario di Busto Arsizio, natovi nel 1871, divenne bergamasco di adozione sposando la contessa Beatrice Alborghetti di Bergamo. Fu allora che cominciò a conoscere la nostra terra. A Rovetta acquistò una vecchia casa con giardino in Via Fantoni; l'ingresso, con i calchi e i disegni che ornavano le pareti in penombra, era il saluto che dava la casa del pittore al visitatore. Oltre alla galleria si profilava un piccolo giardino con siepi ed aiuole, avente per sfondo i monti Falecchio e Pizzo Formico che compongono le sue ispirazioni. Questo ambiente ha influito sull'animo dell'artista, la cui pittura immediata, fresca e semplice non ha riferimenti con nessuno. D'atra parte egli non ebbe mai propensione per le teorie artistiche che frapponevano schemi fra la sua sensibilità e il mondo naturale dei suoi quadri. L'unica volta che scrisse sulla pittura fu nel 1931 per la quadriennale di Roma. Lo fece per affermare che dipingeva per "cercare un aderenza più intima al sentimento agreste della natura e al suo amore per la terra". Inizialmente si accostò alla pittura del Ranzoni dalle luci soffuse e malinconiche. Poi, incrociando le idee di Fornara, Cavalli e Monticelli, Tosi usò una pittura tumulosa, a pennellate grasse, con un'irruenza che non si riscontra in quel periodo, cioè fra il 1895 e il 1905 in altri pittori italiani. In un certo senso potremmo dire che fu questa la sua polemica contro la pittura troppo fedele al vero, che finiva col tarpare le emozioni e la fantasia. Negli anni in cui esplose il Futurismo, Tosi dipinse pochissimo, mentre disegnò molto a pastello. Attraversata la scarna traccia del lapis e del carboncino, Tosi giunge poi a disciplinare quella sua foga, a ripulire il suo colore, a capire che la luce è anche trasparenza e non solo fulgore. Il lavoro che egli fece con i colori dei suoi paesaggi montani e marini tra cui scorci di Rovetta e del Lago d'Iseo, contribuì a renderlo uno dei maggiori e più sinceri artisti lombardi di cui l'Italia può vantarsi.

Il sentimento religioso dei Rovettesi
Una caratteristica importante, che riguarda i rovettesi e il popolo bergamasco in generale è il forte attaccamento alla religione cattolica, che ha fatto in modo che nel territorio bergamasco si costruissero oltre alle chiese parrocchiali, numerosi conventi e santuari dedicati alla Madonna, a vari santi, a Gesù ecc. Le cappelle erano poste talvolta sui confini dei Comuni, Oratori e qualche Monastero oltre ad altri vari tipi di edifici religiosi. Tutto ciò ha portato come conseguenza l'accentramento di buona parte del patrimonio artistico del territorio bergamasco (in particolare a Rovetta) nelle chiese, infatti accanto ad opere di pregevole valore storico-artistico di alcuni dei più grandi artisti italiani ci sono opere di artisti minori ed artigiani. Nella Valle Seriana ci sono ad esempio nelle varie chiese opere di GB:Moroni, Antonio e Francesco Guardi, G.B.Tiepolo e del Tintoretto, accanto ad opere di artisti quali il Ceresa, il Cifrondi, il Cignaroli, il Querena e tantissimi altri. Questi oggetti sono giunti in misura molto piccola in quanto nel corso dei secoli le chiese sono state oggetto di furti (più o meno legalizzati), incendi ecc., avvenuti nel corso dei secoli fino ad oggi. Nella Valle Seriana inoltre ci sono circa una ventina di Santuari Mariani di cui alcuni molto conosciuti e meta di pellegrinaggi, in queste chiese esiste un patrimonio di inestimabile valore di carattere religioso, sociale e storico: gli ex-voto oltre al normale coredo ed arredo per il culto. Acanto ai Santuari e alle chiese parrocchiali ci sono delle cappelle poste sui confini dei comuni e che la popolazione locale edificava sia per fornire un luogo di sosta in cui il passante potesse raccogliersi in un momento di preghiera e, fattore importante, perché il Signore, la Madonna ed i Santi proteggessero la popolazione del comune dalle varie calamità. Le chiese di Rovetta sono un esempio concreto di tutto ciò, trascurando la frazione di S.Lorenzo sono sei così suddivise:

  1. La chiesa Parrocchiale, costruita nel 1400;
  2. La chiesa dei Disciplini che risale al 1100 circa e che in seguito venne chiamata Oratorio dell'Addolorata addossato ad essa vi era l'oratorio si S.Rocco costituito durante la peste del 1630;
  3. Il santuario della Madonna dei Viandanti, nella località detta Sommaprada, costruito nel 1500 in seguito ad un fatto prodigioso e ricostruito nel 1600;
  4. La cappella del Crest, costruita nel 1600 sul confine di Clusone nella località Conca Verde;
  5. La cappella della S.S.Trinità costruita nei primi anni del '900 per salvare il paese dall'erosione del monte Biellone, in una zona posta poco al di fuori dell'abitato ed infine;
  6. la cappella degli Alpini costruita nel 1971 sulla cima del monte Blum.

Da tutto ciò si può notare come chiaramente ogni chiesa fosse stata costruita per un motivo ben preciso ed osservando e studiando le vicende di queste chiese si è constatato come la popolazione nel corso dei secoli facesse offerte, lasciti in denaro o pezze di terreno, case, desse il materiale o prestasse la propria manodopera per abbellire ed impreziosire ulteriormente la propria chiesa.

La Chiesa dei Disciplini
La chiesa dei Disciplini è la chiesa più antica di Rovetta, e risale al 1100-1200. Si chiama così perchè gli appartenenti alla confraternita dei Disciplini vi andavano a recitare le loro preghiere. Anticamente nel pavimento erano inserite le tombe degli antichi personaggi illustri come dimostra una serie di iscrizioni raccolte dalle lapidi, quando hanno rifatto il pavimento. In una stanzetta a lato della chiesa c'è la tomba di un antico e illustre personaggio. Originariamente la chiesa aveva un portico che in seguito ad un decreto del 1659 del beato Barbarigo, venne chiuso e conseguentemente si fecero le finestre, la porta e la scala di accesso al matroneo, questi infatti era collegato prima ad una specie di ponte con l'attuale Albergo Costo D'Oro che era un convento. Contro il muro della scaletta era stato costruito un grande oratorio, che conteneva le statue del Grande Sepolcro, era stato costruito intorno al 1630, ed anticamente conteneva la statua di S.Rocco, protettore degli appestati ed è stato abbattuto circa trent'anni fa'. Ospitava le statue ora collocate nell'attuale chiesa.

Il Tiepolo
Gian Battista detto il Tiepolo è stao uno dei più grandi artisti italiani di tutti i tempi. Nato a Venezia e morto a Madrid è vissuto nel 1700; nella sua vita ha eseguito moltissime opere, non solamente in Italia, ma anche in altri paesi europei come la Spagna e la Germania. In Italia lavorò soprattutto al Nord e più precisamente a Udine, Bergamo, Milano e Vicenza. Dipinse non soltanto quadri di soggetto sacro e profano, ma eseguì gli affreschi che decorano la Cappella Colleoni in Città Alta nel 1731; la pala di Rovetta invece la eseguì nel 1734. A Rovetta in quel tempo la famiglia dei Fantoni conosceva, grazie ad Andrea, il periodo del massimo splendore per quanto riguardava la produzione artistica. Ed è proprio Andrea Fantoni ad interessarsi presso altri artisti che conosceva, per trovare un bravo pittore per poi commissionargli un quadro da collocare dietro il suo Altare Maggiore.

Questa Pala è stata eseguita nel 1734 quando aveva 38 anni, è nota come Gloria dei Santi e venne sistemata nell'attuale sede nel 1736. L'ancona e la incornicia è del 1736 opera di Gian Bettino Fantoni. Il Tiepolo ha dipinto in questo quadro i seguenti Santi: S.Pietro con le chiavi, in primo piano, S.Narno, primo vescovo di Bergamo, inginocchiato, S.Paolo situato dietro S.Pietro con la spada in mano e il volto messo di profilo, dietro ancora S.Stefano e S.Giovanni Battista oltre a numerosi altri santi. Tra la zona dove ci sono i santi e le nuvole su cui è seduta la Madonna attorniata da Santi e Angeli c'è una fascia di cielo azzurro e due colonne grigie che uniscono queste due zone. Altro elemento scenico è la scalinata che introduce nel quadro dove i coloricaldi prevalgono su quelli freddi. La cornice del quadro che è molto semplice ha i colori dei marmi che sono simili, inoltre le colonne sono disposte in modo tale da far spostare automaticamente l'occhio sul quadro, per cui si vede chiaramente che è stata eseguita proprio con questo scopo, perché le cornici barocche sono sempre state al contrario molto ricche di statue e altre decorazioni che attirano l'occhio per cui il quadro passa n secondo piano.

Il Crest
La cappella del Crest è stata costruita sul confine tra Rovetta e Clusone, perchè il Signore vigilasse e proteggesse i Rovettesi. Può sembrare inconcepibile come possa essere venuta l'idea ai nostri compaesani di costruire una cappella in un luogo così lontano dall'abitato e fuori mano, ma si spiega tenendo presente che anticamente era consuetudine costruire delle piccole cappelle dedicate ai vari santi lungo le strade e lontane dagli abitati. L'attuale strada provinciale era chiamata via Dei Linquidini e il punto di confine con Clusone era segnato da una croce incisa sulla pietra. In quel luogo a visibile protezione del territorio venne costruita una piccola cappella. Anch'essa in origine molto piccola e all' interno un grosso Crocifisso, in suffragio dei morti della peste da cui deriva il nome. In seguito è stata ingrandita e sono state aggiunte le statue della Madonnna e di S.Giovanni Evangelista, che appartengono all'ultimo periodo delle attività artistiche dei Fantoni.

Arte: Chiesa Parrocchiale
La chiesa parrocchiale è dedicata a tutti i santi, e nel corso dei secoli ha subito delle modifiche che hanno cambiato completamente l'aspetto originario. Subisce parecchi rifacimenti, uno nel 1652, nel 1852 e l'ultimo nel 1913 e 14, anni in cui viene ampliata dall'architetto Elia Fornoni. Durante questo intervento viene realizzato il tranzetto e la cupola coperta dall'esterno da un tiburio o0ttagonale. All'interno ci sono parecchie opere d'arte. L'altare maggiore, opera tra le più belle di Andrea Fantoni, costruito nel 1722, ha il paliotto che raffigura il sacrificio di Melchisedec, medaglioni che raffigurano: a sinistra l'istituzione dell'Eucarestia, a destra Gesù che lava i piedi a S.Pietro.
Il portello del tabernacolo è opera di Attilio Nani e raffigura la cena di Emmaus. Sopra il tabernacolo c'è la statua sella fede che regge il libro delle scritture. I due angeli grandi sopra l'altare sono stati donati da Andrea Fantoni in cambio di un banco in chiesa per la sua famiglia. Le statue ai lati dell'altare raffigurano a sinistra S.Narno e a destra il beato Giovanni Marinoni, entrambi originari di Rovetta. Il coro dietro l'altare maggiore è opera sempre della famiglia Fantoni ed è del 1630 circa , ci sono alcune figure maschili chiamate Telamoni, sono figure molto piccole scolpite in legno di Bosso, nello stallo centrale c'è un medaglione raffigurante "il sacrificio di Isacco". Il quadro dell'altare Maggiore è opera di G.B.tiepolo, è stato dipinto nel 1734 e portato a Rovetta nel 1736 e rappresenta la Madonna in Gloria con vari santi tra cui S.Pietro,S.Paolo, S.Narno, S.Giovanni Battista e altri santi. Il bozzetto si trova al museo Poldi Pezzoli di Milano. Questo quadro è stato fatto su incarico di Andrea Fantoni, il quale ha conosciuto il Tiepolo tramite il suo amico Bartolomeo Llitterini. L'ancona (cornice) è stata fatta dal fratello di Andrea, Gian Bettino. L'organo è opera della ditta Serassi ed è stato costruito bnel 1864, la cantoria ha un bassorilievo che è opera di Grazioso il Vecchio, raffigurante il trasporto dell'Arca Santa. Di Andrea Fantoni è l'altare della Madonna della Mercede, eseguito nel 1725 circa, ha un bassorilievo raffigurante l'Annunciazione e un altorilievo raffigurante la Natività di Maria. Il quadro è di Bartolomeo Litterini.

Ai suoi piedi c'è la tomba di Andrea Fantoni, con la scritta "qui giacciono le mie ossa ma non le mie opere"; in quanto esse sono sparse in vari luoghi.

L'altare dei morti è stato fatto intorno al 1790, ed il quadro è di Bartolomeo Litterini, raffigurante Gesù che libera le anime purganti. L'altare della Madonna del Rosario ha un quadro di un artista veneto del 1600. Questi ed altri sono stati fatti nel 1790 circa. Sempre dei Fantoni in questa chiesa c'è il fonte battesimale, che è stato fatto nel 1460 circa da Bertulino Fantoni, primo dei Fantoni di cui si hanno notizie certe come scultore. Gli affreschi della cupola e del soffitto sono di alcuni artisti bergamaschi come i fratelli Zappettini, Saturno Tosti e Lattanzio Querena. Nella saletta museo sono conservati un Crocefisso processionale in legno di Ulivo e una statua di S.Rocco di Andrea Fantoni (sua opera giovanile) e numerosi ritratti di Parroci.il campanile è stato eseguito su progetto di Andrea Fantoni con la cupola in rame a forma di cipolla. Nel 1797 i Francesi confiscarono circa la metà degli arredi sacri in quanto alcuni sono stati parzialmente salvati da Donato Fantoni.

Breve Bibliografia per chi volesse documentarsi ulteriormente su Rovetta e i Fantoni.

  1. I.Cantù: Storia di Bergamo e delle sua provincia , Editore Sardini, 1974 ristampa Bornato(Bs)
  2. G.Marinoni da Ponte: Dizionario odeporico ossia storico-politico-naturale, della provincia di Bergamo; ed. Mazzoleni, Bergamo 1819.
  3. M.Luppo CODEX DIPLOMATICUS CIVITATIS BERGOMENSIS, ed. Antoine, 1874.
  4. C.Casteli: I Guelfi e i Ghibellini in Bergamo, a cura del canonico Finazzi, Bergamo 1870.
  5. B.Belotti: Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, ed.Bolis, Bergamo 1959.
  6. A.Pinetti: Inventario degli oggetti d'arte in Italia (Bergamo), Roma, libreria dello Stato 1931.
  7. A.Tiraboschi: Vocabolario dei dialetti bergamaschi antichi e moderni, fratelli Bolis 1867.
  8. L.Volpi: Usi e costumi e tradizioni Bergamasche, Edizioni il Conventino Bergamo 1978.
  9. L.Marinoni: Rovetta, appunti storici, Bergamo, Tipografia S.Alessandro, 1876.
  10. P.A.Brasi: Memoria storica intorno alla valle Seriana Superiore; Rovetta, Fantoni 1823.
  11. L.Angelini: Arte Minore Bergamasca; istituto Italiano Arti Grafiche Bergamo, 1956.
  12. L.Pagnoni: le chiese parrocchiali della Diocesi di Bergamo; il Conventino, La Domenica del Popolo, Bergamo 1974.
  13. Ravaneli Giavazzi, Pirola: La Bergamasca in montagna, Arte e grafica 1979.
  14. Fantoni: Quattro secoli di Bottega di scultura in Europa, a cura di Rossana Boscaglia: Saggi e schede di Gabriella Ferri Piccaluga e Marco Lorandi. Vicenza 1978.
  15. F.M.Tassi: Le Vite de'pittori scultori e architetti bergamaschi; Bergamo 1793.
  16. L'Olmo: Memorie storiche di Clusone e dell'alta valle Seriana superiore; Bergamo 1906.
  17. F.Fogaccia: Clusone nei nomi delle sue vie; Giudici, Clusone 1905.
  18. G.Rota: Andrea Fantoni nei documenti d'archivio e nella storia dell'Arte. tipografia Buona Stampa, Bergamo 1934.
  19. M.Baronchelli: Memorie storiche riguardanti questa chiesa e parrocchia di Tutti I Santi in Rovetta. Rovetta 24 Dicembre 1863.
  20. Bollettini Parrocchiali di S.Lorenzo e Rovetta. Autori Vari.

Nel 1409 Rovetta diventa una parrocchia autonoma, per un decreto del vescovo mons. Francesco Aregazzi, datato 2 Aprile 1409. La chiesa viene consacrata invece nel 1444, dal vescovo mons. Ploidoro Foscari. Quella di S.Lorenzo rimane invece unita a Songavazzo da cui si stacca solo nel 1863. Vengono distaccati come comune nel 1647 da Lcusone con un atto datato 13 Ottobre, da un documento risulta che in quel periodo erano abitati complessivamente da 652 anime, le strade per recarvisi erano tre: una era la strada che passava per Sovere, ed è l'attuale strada della val Cavallina; una invece era quella che passava per il Pizzo Formico ed andava in Val Gandino, questa strada era importante in quanto in autunno i pastori che erano numerosi in questa zona la percorrevano per vendere la lana ai fiorenti lanifici di Gandino e Leffe. La terza via invece passava per Gorno ed arrivava a Vertova, comunque avevano anche una mulattiera che passava per Ponte Nossa e costeggiava il fiume Serio, ma non era frequentata in quanto vi erano frequenti furti, che attualmente viene ricalcata dalla attuale strada provinciale. Dal 1529 al 1530 Rovetta e S.Lorenzo vengono flagellate dalla peste, nella zona vennero costruiti i lazzaretti (ospedali per malattie infettive contagiose), uno a Salecchia e uno nel Lò. Un notaio, Giacomo Cacciamali, scrisse vari testamenti e morì di peste anche lui. I morti di questa epidemia erano seppelliti dove sorge l'attuale cimitero di Rovetta, che era chiamato Croce, perché in mezzo ad esso vi era un grande Crocifisso in quanto era costituito da una grande fossa coperta da sassi. Questo cimitero è stato terminato nel 1812. Nel 1734, ci fù una grande siccità e presso la casa dei signori Fantoni, venne trovata una sorgente d'acqua che dissetò non solamente gli abitanti di Rovetta ma anche quelli di Fino. La storia di queste due località e degli altri paesi vicini segue le stesse vicende storiche di Bergamo. Nel 1423 venne messo in vendita e venne comperato da una compagnia o società formata da famiglie facoltose di Clusone, Rovetta, Fino; Onore e Cerete. Questa compagnia comperò anche tutto il territorio circostante ed il suo monte, quello che in pratica è oggi il territorio di S.Lorenzo. Importante è il nome di questa compagnia, che giunse a chiamarsi Capi Novanta; i documenti dell'attività di questa associazione li troviamo negli archivi delle chiese parrocchiali di questi comuni: Rovetta, Clusone, Onore, Songavazzo, Fino, Cerete. Essa proseguirà le sue attività (che consistevano nell'allevamento del bestiame, nello sfruttamento dei terreni agricoli e in alcune attività artigianali come il taglio e la lavorazione del legno) fino al '700 dopodiché si scioglierà. L'ultimo verbale conservato e del 22 Settembre 1717 redatto da Jacobus Mandelli notaio e riguarda una contestazione di alcuni diritti della corporazione che per le vicende dei tempi cessava le sue funzioni.
Le rovine di questo castello sono situate attualmente dove sorge la chiesa parrochieale di S.Lorenzo, da antichi documenti risulta che aveva la forma di ferro di cavallo, era circondato a Sud da mura poco alte che ci sono ancora in parte e a Nord-Ovest da un fossato. Si possono ancora vedere i resti di questa fortificazione, che era ben protetta da tre lati dalla parete rocciosa che in quel punto scende quasi a picco sul fiume e sulla fronte era difeso da un fossato, che se le circostanze lo richiedevano, veniva colmato d'acqua. Un ponte levatoio permetteva l'entrata e l'uscita delle persone e delle merci, ed in caso di pioggia isolava il castello dagli assalti nemici. A detta di qualche anziano del luogo esisterebbero ancora nelle vicinanze alcuni tratti delle gallerie sotterranee che servivano agli abitanti del castello per comunicare con l'esterno e con eventuali soccorritori in caso di assedio. Dai primi atti della compagnia dei Capi Novanta (primi del '400) risulta che il territorio attorno ad esso era incolto e senza case, c'erano alcune piccole stalle e la montagna era ricoperta di boschi e prati, per cui ne consegue che i primi abitanti furono allevatori di bestiame.

Rovetta: La Storia
Il nome di Rovetta deriva da Rovere, in quanto anticamente si chiamava Roèta perchè c'erano molte piante di questo tipo di quercia, assume la sua definitiva forma nel 1500 (il nome definitivo risulta da un rògito del noto Bartolomeo de Grassis figlio di Giuseppe di Rovetta datato 1517). Quello di S.Lorenzo era Gavazzo di S.Lorenzo come risulta dal diploma rilasciato dal re Lotario nel 1132 a favore dei canonici S.Vincenzo in Bergamo. Con l'andare del tempo il nome del titolare della chiesa di S.Lorenzo fece scomparire Gavazzo e rimase invece al più vicino paese Songavazzo.Le prime notizie storiche di Rovetta risalgono agli ani 1080 e 1090, periodo in cui il vescovo Arnolfo effettuava una politica per controllare lo strapotere dei conti Martinengo, costringendoli a rinunciare ai loro possedimenti di Clusone e Rovetta. Nel 1378 Rovetta e S.Lorenzo vengono bruciate nelle lotte tra guelfi e Ghibellini ( la valle Seriana Superiore si mantenne sempre fedele al Papa cioè Guelfa perciò fu devastata da Ghibellini fautori dell'imperatore di Germania), dalle cronache del Castello risulta che nel 1373 era in mano ai Ghibellini e che i Guelfi se ne impadronirono, nel 1378 ci fu una lotta particolarmente lunga tra queste due fazioni con il risultato che il conflitto si estese anche a Rovetta, Fino, Onore, Songavazzo, Cerete Alto e Basso e parte di Clusone. Vi furono moltissime vittime tra cui uomini e animali. Vi fu in questo periodo una carestia e pestilenza che furono le più terribili che la storia ricordi. Nel 1395 ci fu una tregua ma il castello stava ormai andando in rovina, tanto è vero che alcuni documenti datati 1412 parlano di ruderi del vecchio castello; (Donato Calvi nelle sue "Effemeridi Sacro Profane" dice che le lotte fratricide cessarono per qualche tempo nel bergamasco quando vi giunse S.Bernardino da Siena che, con la sua predicazione, riuscì a pacificare le fazioni), S.Bernardino venne anche a Clusone nell'anno 1411.

I Costumi
Il costume di Rovetta era molto semplice in quanto le donne avevano una gonna piuttosto lunga, sopra c'era una camicetta che generalmente era coperta da un piccolo scialle le cui ciocche venivano annodate dietro, sopra la gonna c'era un grosso grembiule e il fazzoletto annodato ed ai piedi calzavano gli zoccoli; in occasione delle feste, dei matrimoni gli abiti avevano lo scialle o il grembiule o il fazzoletto di colore più vivace. L'uomo era vestito con un completo di velluto a coste larghe i cui pantaloni, a volte erano alla zuava ed avevano il farsetto di velluto, a cui c'era sempre attaccata la catena dell'orologio. Sulle spalle d'inverno per proteggersi utilizzavano un ampio mantello di panno, molto spesso chiamato tabarro (GABA') e ai piedi portavano una specie di scarponi chiamati comunemente SGALBER. I bambini alcune volte avevano i pantaloni con un'apertura sul sedere, chiamate BRAGHE COLA SPORTA.

Soprannomi e Stemma
Il soprannome: Rovetta ha una popolazione sobria e orgogliosa e per via delle persone della famiglia Fantoni che hanno reso famosa Rovetta, hanno chiamato "Galli" i suoi abitanti, in quanto il gallo è noto come il capoccia del cortile.
Altro soprannome con cui i bergamaschi chiamarono I Rovettesi è stato dato in merito della Famiglia Fantoni: I Fantù, i Berdegnaga. Quasi tutte le famiglie di Rovetta avevano un soprannome, dato per una più pronta e rapida identificazione, ad esempio:

  • Mucci: mozziconi di sigari
  • Paisòle: cinciallegre
  • Gaistù: grossi galli
  • E poi ancora BERTAC, CASCì, PAOLE, MESì, SGHERE, e altri.

Anticamente lo stemma di Rovetta raffigurava una pianta di quercia con il seguente motto: "Mi spezzo ma non mi piego", motto che indica chiaramente il carattere degli abitanti di questo paese. Il secondo stemma invece aveva il leone con sotto il fuoco, in quanto il leone indica la fierezza e il coraggio della popolazione, il fuoco invece si riferisce al fuoco dello stemma di Bergamo. Lo stemma attuale invece è sormontato da una corona che evidentemente si riferisce al castello che anticamente c'era in S.Lorenzo; lo stemma è diviso in tre parti: la prima raffigura un leone, la seconda, piccola, è vuota, la terza raffigura tre piante di Rovere, che si riferisce così al primo stemma.

Il Santuario di Rovetta: San Rocco
S.Rocco viene festeggiato il 16 Agosto (nella nostra chiesa parrocchiale il girono della sua festa viene esposto il gruppo scultoreo ligneo opera giovanile di Andrea Fantoni che lo raffigura per tutto il giorno), è il protettore degli appestati ed il suo nome significa quiete, riposo. Realtà e leggenda si fondono nella vita di questo santo che nasce da famiglia benestante nel quattordicesimo secolo a Montpellier in Francia. Rimasto in gioventù orfano dei genitori, distribuì le sue ricchezze ai poveri e vestitosi da pellegrino ma il suo aspetto fisico nonostante la povertà degli abiti è quello di una persona nobile. Durante il suo viaggio in Italia incontrò varie volte la peste, in Liguria, Toscana, Emilia Romagna. Per nulla impaurito del contagio si dedicò all'assistenza degli appestati. In questo periodo operò molte guarigioni e la sua fama ben presto si diffuse. Giunto a Roma compì il suo dovere di pellegrino. Durante il viaggio di ritorno si fermò a Piacenza dove infuriava la peste, anche qui si dedicò all'assistenza degli ammalati ma si ammalò lui stesso. Per non essere di peso a nessuno si ritirò fuori dalla città dove visse in solitudine in compagnia di un cane randagio che gli portava sempre il cibo. E' per questo motivo che S.Rocco è raffigurato sempre con una gamba piegata accompagnato da un cane. Guarito ritornò in Francia, ma qui nessuno lo riconobbe e venne scambiato per una spia e conseguentemente imprigionato. Visse in prigione per alcuni anni fino al 1327, la tradizione vuole che morisse il 16 Agosto.

Descrizione del territorio della zona della Madonnina all'epoca del Miracolo.
La Madonnina è situata nella località nota come: Prada e Sommaprada (dove è situata la chiesa). Le due zone sono divise dalla strada Provinciale, anticamente chiamata Via Dei Linquidini. Quasi al fianco dalla parte di Rovetta scorreva un torrente: la Tessera, ora nota come Valle che è attualmente incanalato. Alle sue spalle c'è il Lò con la sua pineta, la Valle del Carletto (così chiamata per via di un brigante) e il Bielù che nel 1623 franò e distrusse il primitivo Santuario.

Tradizioni
Rovetta non ha molte tradizioni e quelle poche sono di carattere religioso. Tradizione molto importante e sentita è quella del Triduo dei morti, per la quale l'altare viene vestito da un apparato ricchissimo di decorazioni. Quando vengono accese le candele tutto l'insieme risulta molto imponente e maestoso. Altra fase importante è quella dell'apparizione della Madonna del Santuario di Sommaprada; la storia ci racconta che la notte del 2 Luglio del 1553 sei uomini discendevano dalla Cantoniera verso Clusone con il loro carico di minerali e legname, trasportavano cioè il materiale dalla Valle di Scalve ai lavoratori della Val Seriana. Nonostante la luce che proveniva dai fuochi accesi del guardiano (in quel luogo vi era una Santella con annesso il rifugio del guardiano), i viandanti furono assaliti da banditi armati; in tal frangente, essendo in minoranza, essi si raccomandarono alla Madonna della Santella. Così all'improvviso dalla Cappelletta si sprigionò una forte luce che spaventò i briganti che si diedero alla fuga. La Madonna domandò quindi ai viandanti di erigere in suo nome un Santuario in quel luogo. I primi a soddisfare il desiderio della Vergine furono i membri della corporazione del legno denominati "Capi Novanta". Questa compagnia curò fin dal 1544 la costruzione di una piccola chiesa in onore della Madonna dei viandanti, e Rovetta ogni anno ricorda solennemente l'apparizione in quel luogo.. L'immagine è un affresco del 1400, la Madonna ha in braccio Gesù Bambino e ai lati S.Sebastiano, protettore degli artigiani, e S.Rocco, Protettore degli apprestati. L'affresco è dipinto molto bene, le figure, le pose, le espressioni dei volti stessi indicano che sono stati dipinti da una persona esperta. L'altare è sempre della casa dei Fantoni. Gli altari laterali hanno due tele del '700, raffiguranti santi e sante a cui la popolazione era devota: S.Narno, S.Lorenzo, S.Apollonia e S.Lucia. Da notare sono i quadri lungo le pareti raffiguranti le varie Grazie distribuite dalla Madonna alla gente del luogo. La festa della Madonna del Rosario a S.Lorenzo è chiamata "La Mare"; oltre alla processione a cui partecipa tutta la popolazione con la statua della Madonna c'è una fiera con banchetti sparsi per le vie. Anche a Rovetta vengono fatte molte processioni duranti le quali in chiesa vengono messi gli arredi più belli, e anche porte e finestre delle vie in cui passa la processione vengono ornate con fiori e lumini. Altra usanza sentita era quella del carnevale, periodo in cui i ragazzi giravano sopra di un carretto decorato con nastri per chiedere caramelle e frittelle. Una tradizione piuttosto recente è quella del concorso dei presepi, dove adulti e ragazzi concorrono per il presepe più bello. Infine possiamo citare varie attività estive come il "Palio degli Asini" a S.Lorenzo e la Sgambata al Monte Blum, che si fa in Agosto a Rovetta, che sono ormai vere e proprie tradizioni.

Gli Ex-Voto
Nel nostro Santuario gli ex-voto sono numerosi e testimoniano le grazie che la Madonna ha dispensato. Da sempre gli ex-voto hanno costituito un patrimonio rilevante nei vari Santuari, sono di vario tipo:

  1. ex-voto di vario genere che sono costituiti da proiettili estratti da ferite, o riproduzioni delle parti malate, fotografie, piccole candele etc.
  2. ex-voto di carattere pittorico che rappresentano il fatto accaduto.

Comunque entrambi i tipi sono una testimonianza religiosa e storica di un determinato periodo. Gli ex-voto più conosciuti e forse anche i più affascinanti sono i dipinti. L'artista che dipinge questi quadri deve possedere una notevole tecnica espressiva in quanto deve saper rappresentare con efficacia la scena commissionatagli. Il risultato è che questi dipinti stanno riscotendo un notevole successo presso la gente, che capisce immediatamente il significato di queste scene e nello stesso tempo rimane meravigliata della bravura tecnica che troppo spesso viene semplificata con l'attributo naif. Infatti se noi osserviamo bene uno di questi dipinti ci accorgiamo di come sia curato nei particolari; le scene non sono prive di prospettiva, i personaggi portano sui volti i loro stati d'animo, anche gli stessi colori sono tutti in armonia fra di loro e la conseguenza è che questo dipinto risulta essere una gradevolissima sorpresa. Non sarà eseguito da Raffaello, Michelangelo o dal Tiepolo ma è sempre una preziosa testimonianza del nostro passato anche se di un artista sconosciuto. La Bergamasca è ricca di Santuari dedicati alla Madonna e ai santi, per rendersene conto basti pensare a quelli nella zona di Clusone dove alcuni Santuari richiamano devoti da tutta la zona; nella Chiesa del Paradiso di Clusone c'è la Madonna Addolorata, ad Ardesio c'è un altro Santuario dedicato alla Madonna delle Grazie, e a Rovetta addirittura due: la Madonnina e la Madonna di Lourdes a S.Lorenzo, a Castione, Bratto la Madonna di Lantana. Gli ex-voto più antichi del nostro Santuario risalgono alla metà dell'800 e appartengono ad Antonio Brighenti ed alla sua scuola come quelli di altri Santuari, vedi ad esempio Lantana, Ardesio, che da quanto si può dedurre era un pittore che si dedicava alla pittura degli ex-voto.

Il Miracolo
Il Miracolo avvenne la sera del 2 Luglio 1533, accanto ala cappelletta, c'era un posto di controllo ed il guardiano alla sera accendeva un gran fuoco con lo scopo di illuminare e segnalare la strada. Non occorre dimenticare che la attuale strada provinciale anticamente era infestata dai briganti, inoltre era percorsa dai progenitori degli attuali camionisti: i carrettieri che la percorrevano con i carri carichi di minerali provenienti dalla Valle di Scalve. Questi, visto che non c'era il fuoco quella sera credettero di essere ancora lontani, ma improvvisamente si videro assaliti, impauriti invocarono la Madonna. Dalla cappella improvvisamente si sprigionò una luce viva, i ladri per paura di essere scoperti fuggirono. I carrettieri allora si avvicinarono alla cappella per vedere cosa c'era e videro che l'immagine della Madonna brillava prodigiosamente. Pare che la Madonna abbia detto loro di volere essere venerata in quel luogo, dove avrebbe dispensato delle grazie a coloro che la invocarono. L'illuminazione della cappella è durata per tutta la notte, intanto che i carrettieri erano ancora in preghiera cominciò a giungere gente da diverse parti. Le cronache narrano che la cappella rimase illuminata per parecchi giorni e la gente vi accorreva per vedere ciò che vi accadeva.

Rovetta nel tempo dei Fantoni
Nel dizionario Odeporico o sia Storico-Politico-Naturale della provincia bergamasca, volume II-1820 di Marinoni Da Ponte Giovanni alla voce Rovetta pagg. 58-59 c'è una descrizione fedele dell'ambiente , dell'economia e delle società che era simile con qualche piccola variazione rispetto a quella in cui si trovarono a lavorare i Fantoni. Viene riportata in questo paragrafo in quanto dà un'idea abbastanza precisa e fedele di quella situazione:
"Rovetta, grosso villaggio di Valle Seriana Superiore nel distretto e nella Pretura di Clusone, resta a due miglia circa superiormente di questo capoluogo lunga la strada provinciale che quivi conduce in Valle di Scalve. Siede in pianura, ma ha alle spalle non molto lontane le prime pendici della Presolana, il suo teritorio è fornito di campi a frumento, di prati; di pascoli e di boschi ad alto e basso fusto segnatamente nelle vicinanze di tali montagne. E' popolato di settecento persone, quasi tutte addette alla agricoltura, o alla custodia del gregge e delle mandrie. La sua chiesa prepositurale intitolata a tutti i Santi è di moderna struttura, dipende dalla Pieve di Clusone ed ha degne ha vedersi la pala dell'altare maggiore di G.B.Tiepolo; l'ancona dell'altare di S.Stefano, che comunemente si vorrebbe di Lorenzo Lotto; e quella all'altare della Vergine dello Scapulario, ed all'altare dei morti, che sono di Bortolo litterini.
La chiesa inoltre ha vari lavori a stucco, e dei bassi rilievi, opere pregevoli dei celebri scultori Fantoni, che ebbero quivi i natali, e di cui avventuratamene sussiste la famiglia. Questa conserva quivi uno studio e una copiosa raccolta di pezzi e di modelli atti a comprovare il merito ed il valore dei suoi antenati. Lavoro di essi eccellenti artisti è il Sepolcro di Cristo nell'Oratorio di Disciplina presso la Chiesa stessa, ed ausiliario della Parrocchiale AVVI LUNGO LA STRADA PROVINCIALE, UN ALTRO ORATORIO DEDICATO ALLA VISITAZIONE DI MARIA VERGINE. A qualche soccorso dei suoi poverelli vi è una congregazione di carità. Rovetta è lontana da Bergamo 23 miglia e di estimo censuario ha scudi 37.355 I. 5. 5. I. c 191 possidenti estimati."

La Madonnina nei ricordi della sacrestia
Di ricordi ne ho tanti sulla Madonnina, posso dire fin da quando ero bambina, allora mi divertivo ad andare a suonare le campane oppure a visitare i piedi quando veniva aperta, ma mai piu' avrei pensato di diventarne la sacrestana. Ma nulla lasciava presagire il seguito: tutto cominciò alla vigilia della Madonnina del Rosario dell'82, sembrava che fosse un piacere da fare al parroco ed io che non sapevo niente, nel modo piu' assoluto, di calice, fazzoletto, piattino, candele, letture e di tutte le mansioni di un sacrestano l'ho dovuto imparare immediatamente. Anche la domenica successiva si è verificata la stessa cosa finche la terza volta, Giovanni il sacrestano mi ha detto chiaro e netto che la chiesa l'avevo in mano io... Chi mai l'avrebbe detto?. Da allora è passato parecchio tempo; la sottoscritta ha preparato la chiesa non solo per le S.Messe ma per matrimoni e talvolta battesimi, oltre che per la sua festa... I ricordi si sono accumulati e si continuano ad accumulare... Sono diventata la testimone di tante e tante cose e ho preso quella confidenza che solamente i sacrestani hanno con le chiese... Con il risultato che mi trovo qua ad essere una degli organizzatori di questa mostra e uno dei più accaniti sostenitori dell'incomparabile bellezza di questo affresco. Il giorno della festa era preceduto da una novena di preparazione che durava 9 sere, si partiva alla sera dalla parrocchia e si andava in processione verso il Santuario recitando il S.Rosario. Quando si arrivava si recitavano altre preghiere e le litanie della Madonna, con l'accompagnamento di canti mariani tradizionali. Negli anni vicino al 1930 accadde un fatto strano ad una signora di Rovetta che era andata a portare le mucche in montagna. Stava ritornando a casa quando sentì in lontananza dei canti angelici che provenivano dalla zona del Santuario. Avvicinatasi alla chiesa ebbe molta paura anche per via della luce che vi usciva, conseguentemente si allontanò in tutta fretta. Di questo fatto in paese se ne parlò per un po' di tempo. Alla vigilia della festa dell'apparizione i contadini accendevano dei fuochi sulle coste di Blum e Parè. Di sera l'effetto era molto bello e suggestivo. Il giorno della festa era per i Rovettesi festa grande a tutti gli effetti, anche se cadeva in un giorno feriale, nessuno lavorava.

S.Lorenzo
S.Lorenzo viene festeggiato il 10 Agosto, è venerato come il protettore dei bibliotecari e dei cuochi, il suo nome significa nato tra i lauri. Visse nel secondo secolo d.C. e morì sotto il regno di Valeriano. Subì il martirio come quasi tutti i santi raffigurati nei dipinti degli altari laterali. Era parente di Papa Sisto secondo originario della Spagna, ma morì a Roma che gli ha dedicato più di 30 chiese onorandolo maggiormente dei suoi patroni S.Pietro e Paolo, era anche parente di S.Vincenzo martire pure originario della Spagna dove vi morì. Aiutò durante la sua vita il Papa che lo creò arcidiacono, che volle seguire quando fu imprigionato e a sua volta martirizzato ma questi glielo impedì affidandogli l'incarico di occuparsi dell'assistenza ai poveri. In questo periodo l'imperatore Valeriano gli impose di consegnarli il tesoro della chiesa, e S.Lorenzo le esaudì subito portandogli in gran numerosi suoi assistiti, questi sentendosi deriso lo condannò ad essere arso vivo. Anche in questa occasione Lorenzo mostrò la sua prontezza di spirito, infatti durante il suo martirio sulla graticola chiese ai suoi aguzzini di rivoltarlo perché da una parte era cotto, e che potevano assaggiarlo per sapere se era più buono crudo o arrostito. Tutto questo accadeva il 10 Agosto 258 d.C. la tradizione vuole che le stelle cadenti della sera di questo giorno siano chiamate "Lacrime di S.Lorenzo" quasi che il cielo voglia ancora piangere la morte di questo santo. Nel nostro quadro appena restaurato S.Lorenzo è dipinto rivestito da diacono appoggiato ad una graticola, la sua faccia rivolta verso chi lo osserva ha un'espressine arguta.
S.Narno è il primo vescovo di Bergamo, la tradizione vuole che sia nato a Rovetta, vissuto sotto l'imperatore Costantino. Organizzò i cristiani bergamaschi, fece costruire la basilica sul luogo di sepoltura di S.Alessandro a lui dedicata. Compì anche un pellegrinaggio in Spagna per visitare la tomba di S.Giacomo a Compostela. In seguito affidò la diocesi al suo successore Viatore. Quando morì il suo corpo venne sepolto nella Basilica di S.Alessandro, la sua effige è conservata sotto l'atrio della Curia Vescovile di Bergamo in Città Alta.

SAN LORENZO DI ROVETTA...alcuni cenni storici
Siamo all'inizio del 1400, sono in corso le battaglie tra i Guelfi e i Ghibellini, ovvero tra il Papa e l'Imperatore, quindi tra il Vescovo e i Nobili.
Di fronte a noi c'e' il castello dei Suardi di Bergamo, famiglia di nobili. Alle nostre spalle prati e dossi e alcuni paeselli, quasi tutti di Guelfi.
Ora numerose fazione di Guelfi stanno arrivando, ancora una volta, tornano all'attacco, sono in molti e arrivano da tutt'intorno.
Fragore, polvere, spari, urla, soldati che muoiono, altri feriti, un'altra aspra battaglia, ma qusta volta è davvero la fine: il castello è completamente distrutto.
Ora è silenzio. Solo lo strepitio di un fuoco che piano si spegne e lascia nell'aria un velo di fumo. Il velo lento si dissolve ed ecco apparire la chiesetta, quella che era dentro il castello, la chiesetta dedicata a San Lorenzo. (il nome del paese!).
Nella distruzione, la chiesetta del castello fu risparmiata.
Così il castello o più precisamente le rovine e tutto il territorio di sua pertinenza, 13.308 pertiche bergamasche, fu alienato e posto in vendita. Venne suddiviso in 90 parti e ad ognuna assegnato il valore di lire 100 imperiali. Gli acquirenti mantennero unito il territorio e costituirono una società, che poneva all'incanto, cioè in affitto, di anno in anno, al miglior offerente i vari appezzamenti di terreno o di pascolo. La società si diede un proprio statuto, con un ristretto comitato di gestione, un caneparo (tesoriere) e un camparo (guardia campestre) che ogni anno riuniva l' assemblea dei soci, dove si ripartivano gli utili. A questa società fu dato il nome di Compagnia dei Capi 90.
Quando nel 1636 Rovetta si smembrò da Clusone , facendo Comune a se, 75 parti o Capi su 90 del territorio della Compagnia furono assegnati a Rovetta. Nel frattempo, nelle vicinanze della chiesa dell'antico castello, dedicata a S.Lorenzo, erano sorte delle abitazioni, così come sui vari terreni di proprietà della Compagnia, eran sorte piccole costruzioni,fienili, ricoveri per attrezzi, ecc. che in seguito divennero case abitate.
Così si formò questa Frazione, inizialmente composta da case sparse, ora integrata da
graziose villette.
Per la vicinanza a Songavazzo e anche perchè la parrocchia di Songavazzo possedeva un Capo nella Compagnia, la chiesa del castello passò di lus patronato al parroco di Songavazzo che ufficiò non senza contestazioni da parte della parrocchia di Rovetta che possedeva 4 Capi fino all' 8agosto 1863 quando il vescovo Pier Luigi Speranza la smembrò da Songavazzo e la decretò parrocchia a se', ponendo fine alle contestazioni.
Maturò subito I' idea di costruire una nuova chiesa iniziata però solo nel1898 edificata sulle rovine del castello e consacrata il 1O ottobre 1900.
Si tratta di un bella costruzione in stile Neorinascimentale su progetto delll arch. Virginio Muzio.
Possiede diverse opere dl arte già appartenute alla vecchia chiesa. Segnaliamo la tela
di S.Lorenzo con i santi Rocco e Sebastianol antichi protettori della Compagnia dei Capi
90 che è di Domenico Carpinoni di Clusone (m. 1658). Le tre tele del coro dedicate a
S.Lorenzo e alla prigionia e martirio dei santi Fermo e Rustico dipinte nel 1796 dal clusonese Lattanzio Querena autore anche della pala della Madonna del Rosario. La pala di S.Antonio è invece di Enrico Benzoni (1888) autore anche delle 14 stazioni della Via Crucis.
Negli anni 1907-8 i fratelli romani Alfredo e Saturno Tosti furono incaricati della decorazione generalel eseguendo anche affreschi e tempere. Nel 1970 Antonio Pasinetti rinnovò semplificandole in parte le decorazioni e intonò la tinteggiatura su valori più caldi e luminosi. La statua della Madonna La Marel è di A.Ghislandi che recuperò parti della precedente scolpita un secolo prima dal rovettese Giacomo Angelini detto Cristina. Moderno ma prezioso è Il altar maggiore eseguito nel 1945 con la collaborazione dello sbalzatore Attilio Nani di Clusone.11 campanile che incorpora Il antico è del 1913 su progetto di Luigi Angelini.
(Cenni storici di Camillo Pezzoli)


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